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    January 25

    la 44 esima cosa che mi viene in mente...

    Ma i pesci soffrono mai il mal di mare?
    January 24

    la 43 esima cosa che mi viene in mente...

    Quanto amo queste giornate ventose...
    Impossibile descrivere le emozioni che mi agitano e ancor più difficile quantificare le tante pagine che ho letto e scritto da ieri notte.
    Il vento ha sempre esercitato questo strano fascino su di me: mi incantavo per ore a veder danzare le foglie, ascoltavo i suoni nuovi che si producevano negli oggetti usuali...
    Le buste e le carte che volteggiavano, i palloncini dei bimbi alle feste di paese che venivano portati via, le gonne sollevate (e quanta vergogna!)...
    Una serie di stridori e metalliche melodie che invadono e fanno azzittire il  silenzio notturno.
    La perfezione si raggiunge in prossimità del mare: ed è ispirata dal mare questa poesia di Montale...ma c'è molto di più!
    "Antico, sono ubriacato dalla voce"

    Antico, sono ubriacato dalla voce
    ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
    come verdi campane e si ributtano
    indietro e si disciolgono.
    La casa delle mie estati lontane,
    t'era accanto, lo sai,
    là nel paese dove il sole cuoce
    e annuvolano l'aria le zanzare.
    Come allora oggi la tua presenza
    impietro,
    mare,ma non più degno
    mi credo del solenne ammonimento
    del tuo respiro.Tu mi hai detto primo
    che il piccino fermento
    del mio cuore non era che un momento
    del tuo; che mi era in fondo
    la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
    e insieme fisso:
    e svuotarmi così d'ogni lordura
    come tu fai che sbatti sulle sponde
    tra sugheri e alghe asterie
    le inutili macerie del tuo abisso.

    January 14

    la 42 esima cosa che mi viene in mente...

    Sono le canzoni che scelgono noi? O noi che scegliamo loro?
    Quelle che sto ascoltando adesso sono un vero e proprio navigatore satellitare...
    Il luogo o meglio lo "stato" in cui mi conducono è quanto mai noto ai miei sensi: ma ci lotto da una vita!
    Eppure, in questa quieta finta solitudine, trovo una miriade di immagini, di collegamenti, di parole e di domande...
    Mi ricordo i funerali fatti alle lucertole con tanto di margheritine e corteo.
    Le bolle di sapone quando ascendono lente portate dal vento.
    L'aquilone che papi mi costruì quel mese di marzo tanto ventoso: era blu.
    Risate.
    I pizzicotti della mia bisnonna.
    Stelle cadenti.
    L'affetto dato a chi non ne aveva bisogno, quell'idea, nuova e insieme nota, di poter ricominciare a darne.
    Lacrime.
    Quando ho capito come erano e cosa volevano certe persone.
    Il mio carattere che, in fondo, mi sta bene.
    L'illogicità di quel che accade.
    I perché sparsi.
    Le risposte deragliate.
    Le risposte taciute.
    Le risposte urlate. Troppo.
    Le strade e le impalcature.
    Tramonti.
    Le spille da balia.
    Vivere, solo questo.






    January 09

    la 41 esima cosa che mi viene in mente...

    "Confusione sull'autobus...scambio borsette!",
    recitava la carta più temuta del mio gioco da tavolo "Piccole donne", ed era una piccola rivoluzione: potevi, anzi dovevi, prendere la borsetta della tua vicina e ereditare il suo punteggio, potevi appropriarti di un'identità non tua e magari vincere la partita anche se era andata male fino a quel momento.
    La penultima battuta dell'opera teatrale di Pirandello "Così è (se vi pare) è molto emblematica:
    -vorremmo che lei ci dicesse-
    -che cosa? la verità? è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola-
    -e la seconda moglie del signor Ponza-
    -sì; e per me nessuna! nessuna!-
    -Ah, no, per sé, lei, signora: sarà l'una o l'altra!-
    -Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede.-
    Il dizionario dei primi del Novecento (regalo di mio zio) che ho sfogliato mi informa che la parola identità definisce ciò che è uguale a se stesso e non può non esserlo, il cui sinonimo è il termine medesimezza...
    Le riflessioni si sprecano!
    Ed io che studio le identità di genere complico ancora di più le idee...
    In realtà il discorso sarebbe, ed è, virtualmente illimitato.
    Serve davvero aver maturato una precisa concezione di sé, o potrebbe risultare conveniente essere fluidi, ipoteticamente( o in realtà) proteiformi?
    E a che conduce l'incessante analisi, la stesura della lista di quel che siamo e di quel che ci è estraneo, se poi è fuor di dubbio che parte delle nostre certezze è destinata a non oltrepassare i confini del nostro sé?
    Le parole della Signora Ponza suonano vere e tanto...
    È una resa?
    È una presa di coscienza, seppur dolorosa?
    Non resta che affidarsi alla comunicazione e sperare di non perder la pazienza con chi è troppo sbrigativo, e rifuggire o, almeno, non crogiolarsi nelle immagini "in affitto" che ci offrono ogni giorno...

    January 03

    la 40 esima cosa che mi viene in mente...

    È una poesia che conoscevo da tempo...
    L'ho riletta questa mattina.
    Mi fa piacere riportarla qui di seguito.
    Chi muore (Ode alla vita)

    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
    chi non cambia la marcia, chi non rischia
    e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

    Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
    Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce
    il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
    quelle che fanno battere il cuore 
    davanti all'errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, 
    chi è infelice sul lavoro,

    chi non rischia la certezza per l'incertezza,
    per inseguire un sogno,
    chi non si permette almeno una volta nella vita
    di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, 
    chi non ascolta musica,

    chi non trova la grazia in se stesso.
    Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, 
    chi non si lascia aiutare.
    Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi 
    della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto 
    prima di iniziarlo,
    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
    chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce .

    Evitiamo la morte a piccole dosi,
    ricordando sempre che essere vivi
    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore 
    del semplice fatto di respirare.

    Soltanto l'ardente pazienza porterà 
    al raggiungimento di una splendi
    da felicità.

                                                  P.Neruda