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January 24 la 43 esima cosa che mi viene in mente...Quanto amo queste giornate ventose... Impossibile descrivere le emozioni che mi agitano e ancor più difficile quantificare le tante pagine che ho letto e scritto da ieri notte. Il vento ha sempre esercitato questo strano fascino su di me: mi incantavo per ore a veder danzare le foglie, ascoltavo i suoni nuovi che si producevano negli oggetti usuali... Le buste e le carte che volteggiavano, i palloncini dei bimbi alle feste di paese che venivano portati via, le gonne sollevate (e quanta vergogna!)... Una serie di stridori e metalliche melodie che invadono e fanno azzittire il silenzio notturno. La perfezione si raggiunge in prossimità del mare: ed è ispirata dal mare questa poesia di Montale...ma c'è molto di più! "Antico, sono ubriacato dalla voce" Antico, sono ubriacato dalla voce ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono come verdi campane e si ributtano indietro e si disciolgono. La casa delle mie estati lontane, t'era accanto, lo sai, là nel paese dove il sole cuoce e annuvolano l'aria le zanzare. Come allora oggi la tua presenza impietro, mare,ma non più degno mi credo del solenne ammonimento del tuo respiro.Tu mi hai detto primo che il piccino fermento del mio cuore non era che un momento del tuo; che mi era in fondo la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso e insieme fisso: e svuotarmi così d'ogni lordura come tu fai che sbatti sulle sponde tra sugheri e alghe asterie le inutili macerie del tuo abisso. January 14 la 42 esima cosa che mi viene in mente...Sono le canzoni che scelgono noi? O noi che scegliamo loro? Quelle che sto ascoltando adesso sono un vero e proprio navigatore satellitare... Il luogo o meglio lo "stato" in cui mi conducono è quanto mai noto ai miei sensi: ma ci lotto da una vita! Eppure, in questa quieta finta solitudine, trovo una miriade di immagini, di collegamenti, di parole e di domande... Mi ricordo i funerali fatti alle lucertole con tanto di margheritine e corteo. Le bolle di sapone quando ascendono lente portate dal vento. L'aquilone che papi mi costruì quel mese di marzo tanto ventoso: era blu. Risate. I pizzicotti della mia bisnonna. Stelle cadenti. L'affetto dato a chi non ne aveva bisogno, quell'idea, nuova e insieme nota, di poter ricominciare a darne. Lacrime. Quando ho capito come erano e cosa volevano certe persone. Il mio carattere che, in fondo, mi sta bene. L'illogicità di quel che accade. I perché sparsi. Le risposte deragliate. Le risposte taciute. Le risposte urlate. Troppo. Le strade e le impalcature. Tramonti. Le spille da balia. Vivere, solo questo. January 09 la 41 esima cosa che mi viene in mente..."Confusione sull'autobus...scambio borsette!", recitava la carta più temuta del mio gioco da tavolo "Piccole donne", ed era una piccola rivoluzione: potevi, anzi dovevi, prendere la borsetta della tua vicina e ereditare il suo punteggio, potevi appropriarti di un'identità non tua e magari vincere la partita anche se era andata male fino a quel momento. La penultima battuta dell'opera teatrale di Pirandello "Così è (se vi pare) è molto emblematica: -vorremmo che lei ci dicesse- -che cosa? la verità? è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola- -e la seconda moglie del signor Ponza- -sì; e per me nessuna! nessuna!- -Ah, no, per sé, lei, signora: sarà l'una o l'altra!- -Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede.- Il dizionario dei primi del Novecento (regalo di mio zio) che ho sfogliato mi informa che la parola identità definisce ciò che è uguale a se stesso e non può non esserlo, il cui sinonimo è il termine medesimezza... Le riflessioni si sprecano! Ed io che studio le identità di genere complico ancora di più le idee... In realtà il discorso sarebbe, ed è, virtualmente illimitato. Serve davvero aver maturato una precisa concezione di sé, o potrebbe risultare conveniente essere fluidi, ipoteticamente( o in realtà) proteiformi? E a che conduce l'incessante analisi, la stesura della lista di quel che siamo e di quel che ci è estraneo, se poi è fuor di dubbio che parte delle nostre certezze è destinata a non oltrepassare i confini del nostro sé? Le parole della Signora Ponza suonano vere e tanto... È una resa? È una presa di coscienza, seppur dolorosa? Non resta che affidarsi alla comunicazione e sperare di non perder la pazienza con chi è troppo sbrigativo, e rifuggire o, almeno, non crogiolarsi nelle immagini "in affitto" che ci offrono ogni giorno... January 03 la 40 esima cosa che mi viene in mente...È una poesia che conoscevo da tempo... L'ho riletta questa mattina. Mi fa piacere riportarla qui di seguito. Chi muore (Ode alla vita) Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, P.Neruda |
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