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    October 19

    meditazione n° 149

    È esattamente quel ritornello che mi mette sulla difensiva!
    Anche da piccola, quando ascoltavo questa canzone, ci leggevo dentro una grossa ansia, una grande rivelazione di debolezza. Magari sbagliavo, non lo so.
    So però che il fastidio che mi arreca è pari solo al fascino di credere che quella richiesta venga esaurita: troppo complicato, eh?
    Non me lo sono mai spiegato fino in fondo questo implacabile meccanismo, ho preferito aggirarlo, sostituirlo, assaggiarne piccole dosi ma ... sono rimasta sveglia.
    Esposta alle intemperie emotive che altri mi riversavano addosso, ho cucito una coperta con parecchi buchi (che solo un occhio disattento non scova!) ed ho pensato, per anni, che mai li avrei rattoppati.
    La mia inguaribile voglia di perfezione e completezza mi ha armato più volte la mano con ago e filo, questo va detto.
    Quanto inconsciamente abbia desiderato fare la sartina e rimediare sfoderando una grossa abilità nell'arte del rammendo, non ho nemmeno voglia di dirlo...
    Questo perché riconducevo il tutto alla sovracitata "difesa": mi rimettevo in riga proprio perché mi ero mostrata debole, lo avevo urlato, me ne ero andata in giro con una grossa scritta che, a quanto pare, autorizzava molti a tentare,  senza troppi ringraziamenti, un vero affossamento di quel che sono!
    Ho cambiato genere di biancheria: ho abbandonato quella coperta, in un giorno preciso, l'ho eliminata ed ho iniziato a guardare.
    Evidentemente non ero nata per fare la sarta e neppure la cronista: mi accorgo che non ho scritto nemmeno il titolo di questa canzone che adoro e che sembra una finestra abusiva!