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February 23 n° 157In questi giorni ho una vera adorazione per un brano musicale. Forse risponde ad un mio stato emotivo ben preciso, forse è la melodia. Il fatto che resta è che non riesco a smettere di sentirlo e cantarlo da quando apro gli occhi fino a notte fonda. L'ultimo verso è ideale per me! CLOSING TIME Closing time, open all the doors and let you out into the world Closing time, turn all the lights on Every boy and every girl Closing time, one last call for alcohol, so finish your whiskey or beer Closing time, you don't have to go home, but you can't stay here I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... Closing time, time for you to go out to the places you will be from Closing time, this room won't be open till your brother's or your sister's come So gather up your jackets, moving to the exits, I hope you have found a friend. Closing time, every new beginning comes from some other beginning's end, yeah I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... Closing time, time for you to go out to the places you will be from... I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... Closing time, every new beginning comes from some other beginning's end... February 19 n° 156Voglio parlare di promesse. Uso il plurale perché mi sembra di dare loro meno valore piuttosto che adoperando il singolare: lì mi viene in mente roba forte, cose eterne, segreti da confidare. Parlo di promesse, delle più varie, soprattutto di quelle fatte tacitamente, che sono poi le più difficili da portare a termine. Non credo più a quelle gridate poiché ho lunga esperienza circa il loro essere disattese (nonostante la loro rumorosa premessa), ho sempre maggior dimestichezza a farmi scivolare addosso quelle emesse da persone poco credibili che magari non si rendono nemmeno conto di quanto potrebbe loro giovare (ai miei occhi) starsene zitte e non millantare azioni, parole, supporto o attenzioni che, per svariate e non sempre insindacabili motivazioni, non sono capaci di donare. Parlo di dono, lo faccio spesso, perché ci credo e lo ritengo una pratica dal duplice vantaggio: non si parte con la premessa di essere ricambiati, non si lascia la porta aperta alle disillusioni connesse all'attesa del gesto altrui. Detta così la cosa apparirebbe triste e senza utilità, so benissimo che non è allettante. La pura gioia dell'aprirsi, del non usare chi ci è intorno... talmente insicuro il confine che potrebbe nascondersi una buona dose di egoismo pure nel cercare di non essere ricambiati a tutti i costi. La mia ricerca, seppur lenta e senza frutti per lunghi periodi, non smette di essere attiva: mi piacerebbe trovare la stessa dedizione e la stessa libertà d'azione che metto in atto io quotidianamente. A volte capita, mi capita: ed è una bella sensazione. Le promesse le lascio a chi ha poca voglia di impegnarsi e poco rispetto dell'intelligenza altrui. Mia madre mi ripeteva da piccolina i tre verbi per indicare le persone svogliate (che non sopportavo allora, come non sopporto adesso): dirò, vedrò, farò... February 16 n° 155 Poche cose hanno avuto la capacità di farmi ridere tanto! Ecco perché debbo fare un elogio a mio fratello e a questa sua avventura. Rimasto a secco in una zona piuttosto brutta di Roma, di notte, chiude l'auto e si incammina per cercare un distributore di benzina. Scorge un automobilista e gli fa un cenno: costui si ferma ed è gentile nell'accompagnarlo a destinazione. In più si scoprono entrambi napoletani, e il simpatico uomo lo riaccompagna pure nel posto dove aveva parcheggiato.Unica nota stonata resta la sua accompagnatrice che si lamenta continuamente dell'inconveniente e del tempo perduto a causa di mio fratello. Poco male, lui la saluta con educazione e la ringrazia, almeno fino a quando non riceve (non richiesto!) il suo biglietto da visita sul quale campeggia, oltre al nome, una inquietante professione:Tanatoesteta. Due secondi di sconcerto e mio fratello comprende... Si allontana, turbato dal saluto/augurio della donna: "Tienilo, può sempre servirti!" February 07 n° 153 Mi viene in mente quella pratica dei giornalisti tanto in voga: l'uso di tenere sempre pronti i famosi "coccodrilli", in cui si celebrano le imprese, più o meno note, di personaggi più o meno amati...(defunti o sul punto di esserlo) Però, dev'essere un'ottima idea: scribacchi due righe di convenienza, fai qualche citazione poco originale, una foto e via! Oppure: monti un servizio fatto come quei puzzle per bimbi di quattro pezzi grandi (che stancano persino a tre anni!) e lo infarcisci di frasi ad effetto... Perché ci pensavo? Forse perché mi è venuta l'idea di racchiudere in poche parole le definizioni ed i comportamenti dei malcapitati che hanno a che fare con me: mi sa che mi serve meno spazio rispetto a quello necessario per un trafiletto di giornale! Come si può essere sempre così ripetitivi? Devo essere io a sbagliare qualcosa, ora me ne rendo conto, oppure va di moda la tortura dell'identico ad oltranza... Ma dico basta persino a scriverne! Mi dà ancora più fastidio e nemmeno risolvo il senso di malessere che rischia di provocarmi ben più che notti insonni. Maiuscolo, minuscolo, sottovoce o urlato: un grido è sempre un grido. |
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