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April 27 la 57 esima cosa che mi viene in mente...Ulisse, nascosto in un angolo, sentendo narrare le sue peripezie da una persona estranea, si commosse...
È così che inizia la storia...
Esempio letterario di una abitudine tipicamente umana: il raccontare, il raccontarsi e l'ascoltare.
Banalizzare queste tre azioni purtroppo viene facile. Il nostro piccolo mondo è pieno di incontinenti verbali, di assillanti amici o presunti tali, di condivisori di scompartimenti ferroviari, di attese dal medico di famiglia...
Da buona timida, confesso che un tempo rifuggivo davvero le occasioni che mi si presentavano, mi sentivo sempre un po' aggredita o mi ritagliavo l'esclusivo ruolo di ascoltatrice silente.
Le cose sono cambiate, so precisamente da quando, so anche perché e, tutto sommato sono lieta sia successo questo piccolo terremoto nelle mie abitudini.
Ieri, partecipando ad un matrimonio, mi sono sentita ripetere da parenti che non vedevo da anni ( che mi trovavano "stranamente" cresciuta!!!) che ero proprio un'altra(!) che si ricordavano di me che mi nascondevo in una stanza o in fondo ad un giardino pieno di rose e ne uscivo a sera tarda, persa in chissà quali idee...
Mi ha fatto bene questa giornata, ero preparata ad ascoltare musiche assordanti, a sedere al tavolo con amabili sconosciuti, ma non credevo che mi sarei imbattuta in un'ospite davvero speciale: la bambina che ero!
Condivido da sempre l'idea che guardando una foto, anche a distanza di poco tempo dallo scatto, proviamo quel senso di imbarazzo che si prova nei confronti di un estraneo perché in effetti quello che guardiamo lì fermo è un estraneo...
La continuità la creiamo noi, è fittizia!
La costruiamo pazientemente e ci servono sicuramente una buona dose di pazienza e dei gran chiacchieroni intorno!
Senza gli altri il racconto si spezzerebbe, risultando menomato e parziale.
La fantasia che non mi hai mai fatto difetto, ha però avuto l'effetto di rendermi estremamente sincera, forse implacabile: volevo solo il vero! Brutale che fosse, doloroso, inconcepibile anche...
Che tormenti! Li infliggevo a me e agli altri...(non posso dire di aver smesso!)
Osservo ancora , certo, ma sono più empatica, colgo le sfumature su cui passavo rapida e non mi nego mai: questa è la vera rivoluzione! So difendermi, ma non mi isolo, ho capito che il confronto è vitale.
Bene, ieri ho fatto pace con la silenziosa e lunatica bimba che ero: che sensazione!
Quindi, ascoltare e raccontare, dare una caramella a chi ha la tosse, scambiare uno sguardo complice con chi è in fila con me alla posta, e un sorriso al bimbo che usa il supermarket come lunapark personale...mi sorprende ancora!
E non credo più che stare male sia più nobile che prendersi in giro perché si è davvero buffi!
E sono "sempre" la stessa... April 23 la 56 esima cosa che mi viene in mente...Nascondino...
Ci giocavo due giorni fa col mio cuginetto di tre anni: un portento!
Testardo, scatenato e pure dolcissimo: lo adoro...
A parte averlo "tormentato" con il solletico e inondato di coccole, mi sono soffermata su alcune sue parole, pronunciate con una faccina seria seria.
Mi chiedeva, dandomi la mano, quale pallone potesse prendere: il bianco o l'arancione. Gli ho risposto che poteva scegliere quello che più gli piaceva,dato che io li tengo lì proprio per lui.
Prima di accettarne uno, si gira titubante e mi chiede:«Ma tu non hai in casa nessun altro bimbo?» ed io gli rispondo:«Certo che no, ho solo te!».
Un sorrisone disarmante gli spunta sul viso e mi dice di corsa:«Io ti voglio bene!».
L'assoluta imprevedibilità della sua dichiarazione mi ha spiazzata, e poi ho iniziato a ridere...
Con una semplicità estrema, mi aveva spiegato una caratteristica che poi ritrovo quotidianamente nei rapporti interpersonali: l'esclusività!
L'illusione di essere gli unici, i primi, i prescelti, i più cari...
Ne abbiamo bisogno tutti...
Un pensiero, una telefonata, una semplice parola detta al momento giusto: e spunta quel tipo particolare di sorriso, primordiale e appagante insieme, rassicurante come un abbraccio se si ha paura.
E che accade invece?
Che si facciano calcoli, che si rimandi il momento dell'esecuzione, che si prenda il diploma di ragionieri delle emozioni, finendo per inaridirsi e perdere lo slancio che pure ci si ricorda di avere posseduto, forse per poco, oppure di non aver mai usato per pigrizia e che si fa fatica a rimettere in moto, come accade con una vecchia auto tenuta in garage per 20 anni...
Auguro a tanti di ritrovare quella vocina un po' sfacciata e impertinente dei loro tre anni...
Mettere da parte il rigore e le "buone maniere"...
Non lo scopro io che i momenti, gli attimi, le occasioni o comunque le si voglia denominare, hanno una caratteristica meravigliosa e crudele insieme: passano!!!
E saranno sempre meno le opportunità che ti gridino: «Tana!».
April 18 la 55 esima cosa che mi viene in mente...Accade
che le affinitá d'anima non giungano ai gesti e alle parole ma rimangano effuse come un magnetismo. É raro ma accade. Puó darsi che sia vera soltanto la lontananza, vero l'oblio, vera la foglia secca piú del fresco germoglio. Tanto e altro puó darsi o dirsi. Comprendo la tua caparbia volontá di essere sempre assente perchè solo così si manifesta la tua magia. Innumeri le astuzie che intendo. Insisto nel ricercarti nel fuscello e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre nel vuoto: in quello che anche al trapano resiste. Era o non era la volontá dei numi che presidiano il tuo lontano focolare, strani multiformi multanimi animali domestici; fors'era così come mi pareva o non era. Ignoro se la mia inesistenza appaga il tuo destino, se la tua colma il mio che ne trabocca, se l'innocenza é una colpa oppure si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me, di te tutto conosco, tutto ignoro. Vera folgorazione per questi versi scovati qualche giorno fa e che coloro di rosso cupo perché siano più visibili.
Appartengono ad Eugenio Montale, un poeta che amo e che mi ha stupita, ancora una volta...
Le emozioni, i semplici e contorti pensieri che sono scaturiti dalla mia lettura non sono senza radici, anzi.
Li tenevo vicini a me da un po', forse da molto...
Eventi recenti li hanno riportati alla luce ed essi hanno "preteso" di essere ascoltati, e hanno perso la loro quotidiana abitudine di parlare sottovoce e solo al mio orecchio!
Li fisso in questa pagina ma non li scrivo, attendo che la cura del tempo faccia effetto... April 14 la 54 esima cosa che mi viene in mente...Indelebili per me restano queste parole di I.Allende:
«Si deve stare attenti con i nomi delle persone e degli esseri viventi, perché nel pronunciarli si tocca il loro cuore ed entriamo dentro la loro forza vitale. Parlare è anche essere. Il gesto e la parola sono il pensiero dell'uomo».
Adesso, se sposto la mia riflessione dal contatto ftf a quello in chat, mi rendo conto che la comunicazione subisce una vera e propria mutilazione a causa della mancanza dei gesti... eppure ci sono eccezioni.
Certe parole scritte, senza faccine e sgorbi vari (non li sopporto!!!) sanno essere veicolo di un pensiero schietto e diretto come a volte non capita nel contatto "vero", e l'ho verificato in questo anno di chiacchiere via web.
I miei canonici 3 minuti, quelli che dedico all'attenta selezione delle formule di introduzione e presentazione tra sconosciuti, restano un modo piuttosto efficace per rendersi conto della tipologia di persona con cui si è entrati in contatto(!).
Raramente mi sono ricreduta sulla classica "prima impressione"o forse mi sono solo imbattuta in una serie di casi facilmente classificabili...chissà!
Come pure, sono vere le arrabbiature, gli scontri, le sorprese e la condivisione che le parole scritte portano con sè, come bagaglio non separabile dal semplice segno che leggi sullo schermo.
In definitiva, si crede solo a ciò che si vuol credere, ne sono certa! Si può esasperare il proprio essere, per eccesso o per difetto, ma mai stravolgerlo: delle finestre su quel che si è si spalancano comunque, nonostante tutte le corse fatte per richiuderle od oscurarle con delle persiane o con delle tende leggere (dipende dai gusti!).
Nè vittime nè carnefici, sarebbe troppo scontato, no?
Basta saper dare, ancora una volta, il giusto nome alle cose...
April 12 la 53 esima cosa che mi viene in mente...Una delle canzoni che canto da sempre: "Primavera " di Luca Carboni...
È primavera e mi prende un bisogno di leggerezza /e di pesanti passioni e un sentimento indefinibile al tramonto/dalla finestra guardo il mondo e mi viene voglia di tuffarmi lì dentro/e mi vien voglia di non lasciarlo mai.../
È primavera e torna come allora una voce che dice/lascia ad altri i progetti troppo lunghi/ e arricchisci il tuo tempo/e non cercare più del pane quotidiano/lasciati andare alla vita e non disperarti mai...
Ora come ora, le do un valore diverso, in parte, ma vorrei coglierne l'invito!
Quanto è difficile lasciarsi andare alla vita?
Alla vita vera, come fenomeno totale, non idealizzato, non perfetto, non costellato di meraviglie e privo di dolore...
Ci vuole coraggio!
Per accettare un nuovo amico, per aprirsi a visuali differenti dalle proprie e non prevaricare il prossimo, per fare un sorriso quando non vorresti...
E quel coraggio mi piace, lo cerco ogni giorno e in ogni stagione e in primavera mi riesce di più!
Odori, suoni e ore da dedicare al mondo: cosa si potrebbe chiedere di più perfetto?
Che gli altri ti comprendessero al primo sguardo?
Fantascienza... pure in primavera! April 06 la 52 esima cosa che mi viene in mente...Mr Bean!
Mi ha colpito la vicenda dell'attore che lo interpreta e che ha passato momenti di sconforto dopo i flop ripetuti dei suoi film...
Intendo, dei film nei quali non interpretava il tremendamente assurdo Mr Bean! Ed ecco, dopo anni, ripropone il suo miglior personaggio e, almeno i fedelissimi, lo acclameranno.
Scelta commerciale, necessità, o piuttosto la difficoltà di essere apprezzati e "riconosciuti" quando si smette di indossare la maschera?
Quella che si fonde coi tuoi lineamenti fino a confondersi con essi, quella che nemmeno il miglior struccante potrà levare via, nemmeno se sfreghi per ore e con energia...
A me ha messo in testa un sacco di pensieri quella faccia nel trailer, nessuno rassicurante (non è periodo, sarà come per i funghi, devi trovare il mese e il bosco adatto!).
Mi è venuta l'amara risata di quando sono stata me stessa davvero e mi è stato detto che non era accettabile, che non era "da me"(che ironia spicciola!) e allora via a nascondere il tutto, a ripetermi quella frase incriminata, a praticare torturanti esercizi di autocorrezione...
Beh, è da un po' che non lo faccio più!
Da qualche parte bisogna pur iniziare per la convivenza pacifica con se stessi: io sono partita da questo piccolo atto di fiducia.
Le difficoltà relazionali sono cresciute man mano che divenivo più consapevole, che affinavo certi tratti e ne esasperavo altri (come cani tenuti al guinzaglio per anni che riacquistano la libertà).
Non esiste conclusione per questo breve delirio pseudocinematografico: sono in corsa...
April 04 la 51 esima cosa che mi viene in mente...Con gli occhi chiusi...
Senza mostrare le emozioni sconvenienti, sempre a un passo dall'abisso ma mai dentro fino in fondo!
Torno dopo una breve "vacanza", e, come è mio solito, sto rileggendo gli appunti di viaggio e tirando un po' le somme di quanto ho appreso durante questa esperienza.
Questa volta devo dire che ne ho viste tante, però ho deciso di porre attenzione allo straordinario insegnamento che mi viene dalla mia amica giapponese.
Specifico la nazionalità perché si tende sempre a classificare, etichettare, impacchettare gli altri con definizioni di comodo, e io adoro smentirle!
Lontana mille miglia dallo stereotipo degli asiatici pacati e taciturni, la mia amica è vivacissima e, in circa due anni, ha imparato da sola l'italiano ed è delizioso comunicare con lei tra ideogrammi che mi faccio spiegare, inglese( che parliamo entrambe) e un misto di italo-napoletano irresistibile. Certo, a volte appare stridente, rumorosa, forte, la dicotomia di cui si serve per classificare le persone: buone vs stronze...(io sono tra le prime, eh eh!) tuttavia risulta efficace!
Ebbene, cosa ho imparato? A manifestare la curiosità, la gioia e la riconoscenza con ancora più entusiasmo di quanto io generalmente non faccia. Davo per scontato che il troppo stroppia, che fossi a volte infantile nelle mie espressioni, violenta, persino.
È bastato un sms di ringraziamento inviatomi da lei, dopo una cena che avevo preparato con maniacale precisione ma che, ingiustamente, non credevo riscuotesse tanto successo,a farmi "sciogliere"!
E allora, libero sfogo a ciò che sento in questo momento e un pensiero lo dedico tutto al caro "indossatore di pigiami rigati" vero prezioso sostegno in questi miei giorni!
Ed ho ricevuto tassativi ordini che mi vietano di ringraziarlo!
Che succederà?
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