Daniela's profileSoggetto nomadePhotosBlogLists Tools Help

Blog


    May 29

    meditazione n° 137

    Passi che ormai si pubblicizzano i fidanzamenti, i matrimoni e gli incontri su internet come se si fosse dal salumiere...
    Domande inquietanti tipo:«Come la vuoi: sportiva, simpatica o cozza?» sono all'ordine del giorno. Altre, rivolte alle donne, inneggiano invece al carattere del "bisteccone" di turno, il quale potrebbe essere (a sorpresa, si intende! è sempre possibile cliccare male...): timido, passionale o coglione (e c'è da scommettere che i quarti di manzo  maggiormente disponibili appartengano alla terza sottospecie!!) o addirittura intellettuale, mah...
    Dicevo, passi per questa mercificazione, questo appiattimento totale e quant'altro di deludente e svilente mi invada adesso la mente... però che motivo c'è per accanirsi contro il mio amato George Clooney?
    Leggevo i titoloni nelle news odierne che annunciavano la fine del suo ennesimo flirt e corredavano il tutto con il piccante quesito: «Cosa avrà che non va?»!!!
    Ennò, non ci sto!
    Toccate chiunque, ma non lui...
    E non insinuate nulla di scandaloso a suo carico, suvvia...
    Per uccidere "l'uomo ragno" hanno tutti pronti il baygon: BASTA!!
    Ho solo io un bisogno struggente di poesia?
     
     
     
    May 28

    meditazione n° 136

    Può l'abitudine, comunque essa sia nata, diventare un peso?
    Giorni fa, con un sorriso, presto svanito, mi sono ritrovata a "prevedere" un episodio stupido...
    Dall'iniziale comprensione dell'autore del gesto sono passata a un sano sconforto, questo perché il sapere in anticipo certe reazioni non ha avuto un effetto rassicurante quanto piuttosto mi è sembrato ovvio e scontato, persino triste! Come sono arrivata a questo tipo di conoscenza? E, soprattutto, mi è servita? Devo dire di no...
    Spesso mi prendo la briga di fare verifiche, ho una volontà ferrea nel risolvere le situazioni, vorrei davvero non dover urlare mai...
    Invece, come accade a Rossella nel mitico film, mi è venuto da dire: "Ashley mi è indifferente!"
    Che liberazione! E non per un solo "caso": un mese intenso, un porto di mare, entrate e uscite, arrivi e partenze e la rivelazione finale secondo la quale chi ritenevo intoccabile e dotato di sensibilità superiore è in realtà come e peggio degli altri, di quelli "comuni" che si impegnano a vivere ogni giorno l'immensa contraddizione che sono.
    Rivestire di entusiasmo (il mio!) il grigiore del quotidiano non è prassi che possa essere adottata per tutti: bisogna saper perdere!
    Alice si sta svegliando...
     
    May 26

    le parole che cerco n° 135

    "Ma aprire le chiuse del desiderio provoca dolore e si soffre e si combatte e si odia e si tradisce e si fugge e si rincorre. C'è un diverso tempo ancora in cui si scopre che l'amore è un'altra cosa, non mira a essere soddisfatto, mira a essere e a far essere l'altro. E non c'è amore senza rinuncia, non c'è amore finché non ci si privi dell'attesa del piacere assoluto."
     
    Poche semplici frasi di una scrittrice che ho apprezzato in altri lavori, e che nel suo ultimo romanzo si interroga proprio sulla natura, l'essenza e la forza dei sentimenti, primo fra tutti l'Amore. Cosa mi ha immediatamente rapita?
    La schiettezza disincantata dell'analisi e il linguaggio vibrante eppure semplice, indicando con questo aggettivo una tipologia di scrittura femminile (bisogna che lo dica!) che nulla può rimproverarsi: è quella magia della comprensione del simile che mi regala sempre un brivido!
    C'è quella mai celata voglia di non sentirmi un'aliena, una che produce e regala emozioni non comprensibili: quante volte mi sorprendo a pensarlo...
     
     
    May 16

    le parole che cerco n° 134

    "Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti."
     
    Bella frase di Jules Renard, scrittore francese.
     
    Eppure a me piacerebbe tanto (quando parlo) ricevere le giuste interruzioni, quelle che mi fanno letteralmente impazzire...
    Non mi resta che continuare a finire quaderni e a scegliere penne dall'inchiostro nero, dubito proprio che verrò accontentata nella mia ricerca di "molestatori verbali"!
     
    May 15

    le parole che cerco n° 133

    Ecco un aforisma di un filosofo che amo tanto, Nietzsche:
    "Si odono solo le domande alle quali si è in condizione di trovare una risposta"...
     
    Massima applicabile e veritiera in più di un'occasione!
    C'è bisogno di un controllo: è il mese della prevenzione della sordità! (non solo fisiologica ma d'animo)

    meditazione n° 132

    Domenica scorsa, seguendo la puntata di "Report", ho avuto modo di scoprire l'esistenza di laboratori del gusto nei quali si insegna ai bambini a riconoscere il sapore dei cibi naturali, dato che sono quasi del tutto assuefatti a quelli industriali e chimici. Molti, se non tutti, non sapevano dire cosa stessero bevendo o mangiando, poiché il loro palato era ormai orientato e tarato sui profumi e sui sapori coi quali erano stati cresciuti: un mix per nulla naturale di essenze ed odori che suscitano l'inganno perfetto per i nostri sensi (e quindi non è che siano le sole vittime!)...
    È un argomento che non smette di affascinarmi mai, da qualunque prospettiva lo riesca ad inquadrare, ci sono tornata tante volte, segno che è una mia esigenza in fieri, mai doma.
    I sensi traviati e riscritti, la nostra base istintuale disorientata da semplici o complicate illusioni: voce che inganna l'udito, viso che inganna l'occhio, odore che inganna il naso, tessuto che inganna il tatto, sapore che inganna la bocca e la mente insieme...
    E a cosa ci si può aggrappare per non smarrirsi?
    O la consapevolezza della finzione ci serve per vivere più o meno bene? 
    Non mi convinco sia così!  
    May 05

    meditazione n° 131

    Grazie a Vic e alle sue foto ho iniziato a pensare seriamente che le pareidolie mi perseguitino...
    Riporto la definizione che le spiega piuttosto velocemente:
    "La paraidolia è l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note degli oggetti o dei profili naturali o artificiali dalla forma casuale. Questa associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani".
     
     
    Il voler ricondurre il non chiaro al noto non è una pratica che mi è estranea: sono anche io una osservatrice di nuvole e giurerei che il mio stereo ha proprio una faccina simpatica...
    Il problema mi sorge in altre circostanze non "ortodosse"  e cioè quando mi trovo a dover definire alcuni rapporti interpersonali o quando, viceversa, mi sembra di essere stata io stessa ricondotta da "essere casuale" ad "oggetto definito" e, ben inteso, la definizione che mi è stata assegnata non mi piace per niente!
    In questi ultimi giorni mi domandavo, persa in una tristezza che non ho voluto spiegare, quanto potesse esser spiacevole la sensazione di essere un "rimpiazzo", di essere vissuta come la replicante di altre persone...
    Casi rari (musicalmente parlando) sono quelli in cui un interprete ridà linfa ad un vecchio brano famoso e ne esce glorificato  invece che criticato dai più...
    Accade questo, secondo me, per il semplice meccanismo del confronto, per un ostinato arroccarsi sul "vecchio"  e per una sottile ma palpabile paura del nuovo.
    Il precedente, il già visto, ha il fascino della rassicurazione, ci mette quasi in testa la convinzione che non si potrà sbagliare oltre, che ci sia stata data una seconda possibilità per rifare tutto e, questa volta, meglio!
    Beh, a me capita di offendermi proprio per un'altra (forse assurda, lo ammetto!) convinzione che ho e che mi porta ad essere esclusa dal novero dei nostalgici misnovisti ed anche da quello degli entusiasti acritici adoratori delle stramberie.
    Mi piace stare immersa nella corrente degli eventi senza che "un'illusione subcosciente" mi constringa a dare titoli immediatamente comprensibili a tutti gli altri.
    Questa fissazione può sicuramente essere vista come un temporeggiare pericoloso, un indizio di chissà quali devianze, tuttavia mi consente di svelarmi e di svelare quali siano in realtà i desideri portanti di un gesto, di una parola, di una incazzatura.
    Il filo che seguo è solo mio al momento, mi accorgo che ben pochi riescono a starmi dietro o ad insegnarmi nei modi e nei tempi che vorrei: ne derivano incomprensioni dolorose che possono pure essere definitive.
    Oppure no... basta saper aspettare!