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    June 24

    meditazione n° 142

    Ieri mattina, sbirciando dai vetri del bus, ho notato una mezza ala di farfalla ai piedi di una scalinata.
    C'è da precisare che non ho una vista bionica (nonostante i 10/10!) e che il reperto a cui mi riferisco risulta essere appartenente ad una di quelle decorazioni che si mettono sui pacchi (quindi la mia cara farfalla era grande quasi 30 cm...).
    Tuttavia è l'impressione che ne ho tratto che non mi ha lasciato dubbi: quell'insetto di carta mutilato, lasciato coi suoi colori accesi all'ingresso del portone, mi ha ipnotizzata.
    Meglio di un quadro surrealista, mi ha reso possibile accedere alla vera essenza del divieto!
    Già, perché a me quel volo interrotto ha richiamato alla memoria una serie infinita di "no"!
    Quanti ne ricevo ogni giorno? Quanti ne propino?
    Motivazioni? Sempre valide all'inizio, poi improbabili o cretine in seguito.
    Paura, pigrizia, interesse, amore o odio, cosa importa?
    Se me lo chiedo con serietà, risulta che, data la mia testaccia dura, preferirei volare con un'ala sola, piuttosto che non volare affatto.
    Come è vero il fatto che mi armo di colla e nastro adesivo e faccio in modo che anche a chi mi è accanto il volo sia garantito...
    E se ti lastricano la strada di carta moschicida?
    E se le reti tese sembrano rendere il cielo a spicchi?
     
    June 18

    meditazione n° 141

    Domanda del giorno, che poi potrebbe essere pure una semplice preferenza, o, addirittura, una secca affermazione:
    «Perfettamente incompatibile o incompatibilmente perfetto?»...
    Mi ronzava in testa stanotte, residuo di qualche discorso notturno non sempre amichevole che intrattengo con me stessa, di quella tipologia di soliloqui che tanto amo metter su...
    Ebbene, io sarei stata tentata, fino a poco tempo fa, a dare per buona la prima definizione, a farmi paladina e promotrice di una bella e determinata chiusura (con persone, cose, animali e situazioni) appartenenti alla suddetta "categoria", però...
    Però sto affinando e forse svecchiando alcuni miei modi di agire e pensare (sarà merito anche delle chiacchierate con tutte le nuove persone che ho avuto modo di incrociare di recente sulla mia famosa strada), tanto che mi viene da dire che tantissime interazioni, relazioni, discussioni hanno dalla loro una caratteristica (o più d'una) che posso senz'altro definire quanto meno illogica, non lineare, non apparentemente appagante.
    Eppure si va avanti, si cerca di far funzionare il misterioso congegno comunicativo apportandovi mille modifiche, impercettibili o dolorose, dipende.
    So benissimo che la noia e l'abitudine logorano, ma la perfettibilità (non certo la perfezione!) non è più un articolo in voga?
    È preferibile mostrarsi sempre non nella propria interezza, mezzi camuffati o alzare la voce reclamando l'originalità del dissenso?
    La quiete dopo la tempesta o il sole perenne?
    Difficile scegliere tra la calma piatta del prevedibile e il fascino dell'ignoto: un buon punto d'equilibrio, seppur precario, potrebbe essere il gioco.
    Tornare a giocare (non ad ingannare, sia chiaro!) con gli altri e le altre e con se stessi mi pare una conquista da raffinare.
    Ci sto provando. 
    Ed è più che un tentativo, più di una trovata originale, più di una regola aurea.
     
    June 17

    le parole che cerco n° 140

    "Liberarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni".
    June 16

    meditazione n° 139

    La straabusata metafora della strada come icona della vita, il ricorso ai vari modi di camminare come termini esplicativi, l'uso di verbi che indicano movimento in genere (correre, rallentare, sostare...) associati allo svolgersi degli anni che compongono il capitale che hai da spendere in questo mondo, tutto ciò e tanto di più mi hanno fortemente influenzata nel corso del tempo e fatto compagnia durante le mie peregrinazioni mentali ottimistiche e non.
    Anche adesso, mentre mi accingo a scrivere una inutile pagina di blog, velata dalla solita esigenza narcisistica di "esposizione protetta" e pure, al contempo, dalla inespressa speranza che chissà chi riesca una volta a non estromettermi dalle mie stesse parole, dicevo, anche adesso, se ci penso, mi vedo proprio su di una strada (al bando l'originalità!) e non so che percorso seguire. Decidere di non decidere poteva sembrare una grande trovata, giuro!
    Poi ci ho provato, non riuscendo a barcamenarmi con la composta sicurezza che ritenevo mi appartenesse di diritto: le opzioni non mi sembrano mai tutte di eguale valore e coinvolgimento emotivo, perciò scegliere dovrebbe essere una pura formalità, no?
    Ciò non significa necessariamente che io sia attratta dalla carta (anch'essa notissima) del ripensamento o del rimpianto, mi ritengo desiderosa di sperimentarmi e di darmi forma, ovviamente questa operazione mi riesce meglio se in qualche zona paludosa incontro una buona compagnia, o una che sia davvero pessima: l'effetto è sconvolgente!
    La voglia di andare oltre, e non solo con lo sguardo, posso tenerla scarsamente a bada, se l'immagine di me che mi viene rimandata mi dà un minimo di malessere (che difficilmente riesco a rivelare a qualcuno nella sua interezza e nella sua ferocia) piuttosto che ricorrere ad una sperimentata e solida consuetudine di facciata, mi ritaglio una perfetta trovata per sottrarmi alla situazione causa di confusione e di infelicità...
    Nemmeno questa è una genialata, lo so. Indispettita e colpita dalla semplicità drammatica (per me, per gli effetti che produce) di una frase detta in fretta e per caso, barcollo spaesata.
    Ancora.
    E a chi potrei dire con sincerità quello che mi accade?
    Non mi fido abbastanza, nemmeno dei migliori copioni che, ripetuti a memoria e con cadenza regolare, sembrano avere effetti calmanti sull'ansia di vivere, non mi sono mai abituata!
    E continuo a guardare questa strada, ho imparato a mentire male, però funziona con straordinaria efficacia per alcuni e su alcuni: le regole del gioco non le ho inventate io, le ripeto solamente.
    Cosa mi ha sconvolta quest'oggi?
    Che tra i tanti percorsi altrui che ho avuto modo solo di sbirciare, di criticare, di non comprendere affatto, di costeggiare e mai invadere con la passione che ho dentro, ce ne sia qualcuno speculare al mio, magari con gli stessi dossi e pure con le stesse paludi...
    L'eco dei passi di un'altra persona suona come i miei: e non mi sento privata di identità, anzi.
     
     
    June 05

    meditazione n° 138

    Giornata da urlo...
    Beninteso, non quel tipo di urlo che prelude a lodi entusiastiche e giovanilistiche: io ho scritto urlo ed intendo urlo!
    Sveglia all'alba, ricovero, ecografia, intervento, rientro, finto pranzo, uscita non voluta, rientro, visita e doppler fino alle 20 ( c'è mancato poco che mia zia uccidesse la segretaria del cardiologo, mentre io ho incontrato una mamma di un 30 enne pronto ad accasarsi, estasiata dalle mie ricette: come se non ne avessi sentite già abbastanza di chiacchiere inutili!)...
    Cmq, a grandi linee è la descrizione di quel che ho fatto, subito e seguito, non tralasciando che ho concluso anche per intero il lavoro che avevo da consegnare.
    Ma non è mia volontà fare la lagna, anzi!
    Il motivo che mi ha spinto a scrivere a quest'ora, nonostante un mal di testa allucinante e il file delle interviste che non voleva saperne di essere spedito, è una vera e propria iniezione di gioia che ho ricevuto mentre ero in taxi.
    Tre buffi personaggi mi hanno fatto ridere come da tempo non mi capitava di fare!
    Sono state tre bimbe, tutte straordinarie maestre.  
    La prima mi ha guardato con una faccina completamente imbrattata di cioccolato...
    E lì ho pensato alla beatitudine di un gesto fatto per puro piacere, senza secondi fini: vedere come si dilettava a spalmarselo in faccia mi ha aperto la mente, ancor di più la sordità che mostrava nei confronti dei richiami materni!
    La seconda e la terza sono state due attrici di soap opera prestate alla realtà comune e banale: parole serie, gesti posati, risatine ed una saggezza che di adulto non aveva ancora nulla, per fortuna!
    In più, lo sguardo mio che le seguiva ha scatenato una rissa tra le due su chi dovesse accaparrarsi la palma della migliore: io, eliminando il buonismo che vizia l'aria oggi, ho scelto da subito.
    La nanetta di non più di 4 anni metteva al tappeto la sorellina di 7 con una audacia ed una perfidia divertita che le è costata una aggressione fisica da parte di quest'ultima.
    Lei non ha pianto, fiera, ma ha ribadito che era sicura di aver riferito bene una scena che narrava e che le cose stavano così e basta!
    Turbata, l'altra si è girata dall'altra parte ed ha iniziato a dire che le bugie non si dicono, che è male inventare... Ma perché? Io ho visto brillare gli occhietti della piccola mentitrice di una sicurezza e spensieratezza meravigliose: lei credeva pienamente in ciò che le usciva di bocca e questa era già garanzia di verità e poneva le basi di una futura realizzazione dei suoi progetti (di cui continuava a parlare sottovoce ridendo entusiasta)...
    Quanto mi manca un sogno talmente grande da essere capace di farmi inventare strategie bizzarre per raggiungerlo e che riesca a mettere la museruola alla mia ragione tiranna...
    Evviva le bambine cattive!