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    July 24

    le parole che cerco n° 146

    «Io non voglio stare tra i matti», esclamò Alice.
    «Oh, non puoi farci niente», disse il gatto:
    «Qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta».
    «Come fai a sapere che sono matta?», disse Alice.
    «Devi esserlo», disse il gatto.
    «Altrimenti non saresti qui».
                                                     Lewis Carroll (Alice nel paese delle meraviglie)
     
    July 17

    le parole che cerco n° 145

    "Nella sciattezza linguistica in cui viviamo c'è bisogno della poesia, che ha la funzione di avvicinarsi all'assoluto. In questo mercato generale delle parole, la parola poetica diventa un assoluto".
    Dacia Maraini
    July 15

    meditazione n° 144

    La purezza dell'affetto: come stimarla con esattezza da intenditore?
    So per certo che ci sono sensazioni (fisiche ed emotive) irripetibili e so anche, con spietata semplicità CHI non me le fa mai provare...
    Davvero, sembra scontato, ma certi vuoti cominciano a prendere forma, ad essere ingombranti e persino ad avere una propria voce. Essa all'inizio può essere trascurata, sembra un timido miagolio di gatto, posso soffocarla sotto una pila di pensieri PIU' importanti (come se ce ne fossero!) ma poi il suono si fa assordante, mi occupa e prosciuga energie e minuti, ore, giornate intere.
    Possibile che NESSUNO la senta? Possibile che mi ritrovi a piangere dinanzi ad un vecchio film strappalacrime con una tale violenza che mi sono dovuta chiudere in bagno? Troppo scontato tirare fuori scuse banali come l'instabilità, gli ormoni etc etc (mi sembra così sciocco coprire e cercare di nascondere un palazzo con un fazzoletto...), qui si tratta di capire cosa voglio e cosa mi merito. Messa sull'avviso da un sogno (come mi capita spesso), la MIA verità è apparsa così nitida da farmi sorridere: devo smettere di aspettare o di sopperire alle carenze altrui, non faccio una cosa sana nè rispettosa verso me stessa. E devo smetterla con le intuizioni "buone" su tutte le azioni e le non- azioni che mi feriscono: a chi giova questa mia abitudine?
    Se esiste dell'altro e se posso averlo, se posso impiegare attivamente le mie risorse al meglio, non aspetterò oltre: e non è fatalismo, anzi!
    Risponderò a chi mi dice le cose che pensa, che odia, che ama... a chi passa nottate insonni perché sente di non aver raggiunto l'equilibrio che cerca, a chi ha da ridire su quello che faccio e magari ha visto giusto, ma dico BASTA ai segnali di fumo, ai cortocircuiti, ai giochetti di prestigio.
    Questo, per me, significa crescere.
    July 03

    meditazione n° 143

    "Quadro o cornice?"
    Non sono nuova ai quesiti, basta leggere qualche pagina passata per rendersene conto, tuttavia questa mi è giunta come una di quelle domande da quiz in cui hai pochissimi secondi per rispondere ed io davvero sono rimasta in bilico sulla risposta!
    Per come sono sempre stata, è ovvio che la mia scelta dovrebbe essere il quadro e con esso la concreta eppur impalpabile sostanza dell'arte, senza fronzoli ed aggiunte di alcun tipo.
    Eppure...
    Estendendo la domanda ai rapporti con le persone che mi sono intorno, mi sono resa conto che adoro sempre "il quadro": esso è l'insieme di quelle caratteristiche uniche che mi colpisce e mi piace, mi emoziona e stupisce.
    Però poi, con altrettanta spietata certezza, ho compreso che quando scappo, lo faccio perché qualcosa è andato storto a livello delle "cornici": su quelle lavoro io, ne cambio parecchie, bado alla valorizzazione delle tele che devono abbracciare, scelgo materiali e stili.
    Non mi va mai di adattare cornici usate, non voglio imporle, quanto piuttosto condividerle ma...se fosse un lavoro inutile?
    Mio malgrado mi ritrovo a pensare che mi complicherei meno la vita non buttandomi a capofitto in imprese che nessuno richiede. (Eliminare i pezzi incompatibili tra loro: basterebbe far questo, all'inizio!)
    O forse sono solo bisognosa di una tranquilla trasparenza che finora ho stentato a trovare: in fondo, in lungo, in largo...
    Scandagliare animi umani non mi spaventa in sé, piuttosto mi colpiscono le conseguenze incalcolabili che ogni minima impercettibile variazione porta in me, sono stanca di raccogliere dati che assomigliano a bollettini di guerra in cui la parte lesa sono io.
    Mi pare legittimo!