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    August 03

    la 83 esima cosa che mi viene in mente...

    «Conoscere se stessi è doloroso poiché il processo avviene nell'inganno delle proiezioni. Dopo essersi eretti a giudici degli altri, giudici focosi e esigentissimi, ci si sente smarriti a dovere riconoscere che gli altri sono lo specchio delle nostre insopportabili fattezze.»
    Frase letta appena un paio di giorni fa, il cui senso, però,  mi dà molto da pensare fin dall'adolescenza.
    Scopro quotidianamente il gioco delle proiezioni e cerco (ribadisco che cerco!) di fermarmi sempre un attimo prima di emettere sentenze definitive sui vari "imputati"... forse perché ho spostato il processo "in casa"!
    Mi è talmente chiaro il meccanismo, che a volte mi sembra di abusarne, e, naturalmente, finisco con l'adottare il pugno di ferro con chi mi circonda proprio nello stesso modo in cui, magari poco prima, cercavo di essere clemente.
    Estendere le proprie norme, i propri comportamenti, persino i propri stati emotivi a chi ci circonda è un'arma a doppio taglio: immedesimarsi può funzionare ma non sempre...
    Più facile diviene poi "colonizzare" chi ci è vicino, mostrare segni di intolleranza se non si viene immediatamente (ed oserei dire magicamente) compresi all'istante nelle intenzioni pensate e nemmeno espresse!
    Quante frasi sul non essere capiti, sul non essere compresi sento pronunciare ogni giorno? (e anche da me, ci mancherebbe!!!!)
    Sembrano delle perentorie sentenze, delle coperte di Linus in cui avvolgerci e mettere al riparo i nostri sè, quasi congelandoli!
    Come unico ed incerto rimedio ho scovato, finora,soltanto quello basato sulla continua interrogazione...
    Attività incessante, onnicomprensiva, svilente ma insostituibile!
    Da adoperare con una certa cautela, specialmente se si è in cerca di una qualche boa di salvataggio: queste ultime sono rare e già bucate!
    Una fatica di Sisifo...ma cosa sarebbe la vita senza?