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    December 29

    n°151

    Questa è la storia del serpente, che viene giù dai monti, per ritrovare la sua coda, che ha perduto un dì, che ha perduto un dì... Ma dimmi un po', sei proprio tu, quel pezzettin del mio codin?
    La filastrocca sopra riportata faceva parte di quel repertorio di canzoncine orecchiabili e cantilenanti che cantavo durante l'intervallo alle scuole elementari. Alcune le avevamo fregate a quelli che andavano dalle suore (che sembravano saperne sempre di diverse, mannaggia a loro!) ed altre erano classiche e conosciutissime. Mi stupisce il linguaggio forbito ( e ripenso a come tutto allora fosse così "perbene") e noto pure un senso di aggregazione che le caratterizza tutte: dalla bella lavanderina, alla canzone dei mesi dell'anno, al pescatore con l'amo e con la rete...
    Si stava insieme, si voleva far gruppo, ci si dava la mano (studiando la migliore posizione per stare accanto all'amica del cuore) e non si aveva timore di dirlo, né si aspettavano le feste natalizie per dare sfogo alla voglia di stare vicini. Quanto si cambia negli anni... Ci fanno il lavaggio del cervello? (ed io che sono sempre così "lontana"?)
    C'è chi si dimentica la dedizione e passa allo sfoglio continuo delle novità, come fossero pagine di un catalogo...
    Amore del nuovo, bisogno di orecchie differenti per la stessa storia e stanchezza inconsolabile. Ci vuole fegato per perseverare, lo so bene. Ecco, vorrei riuscirci un po' di più!







    November 07

    meditazione n° 150

    Sarà che ho molto da fare ( e troppo a cui pensare), sarà che leggo sempre i giornali ma mi è sorto un dubbio inquietante: sono solo io a non gradire il "carrambismo" galoppante?
    Leggevo, appunto, del successo che stanno incontrando i social network.
    Apprendevo dei vari sorpassi degli uni sugli altri.
    Discutevo amenamente in un vicoletto di Napoli con un ragazzo appena conosciuto che mi parlava entusiasta di una sua "botta di fortuna"!
    Costui, tramite una sola iscrizione con foto (udite, udite!) era riuscito a ricomporre la sua classe delle elementari (sigh!)...
    All'ascoltar tale rivelazione, mi è venuto spontaneo rivelargli che io faccio da anni il percorso inverso: cerco di scordarmi dei miei vecchi compagni di classe, e provo estremo piacere nel dribblarli in strada come fossero gatti neri (ed io non sono superstiziosa!)...
    Mi sono beccata un'occhiata perplessa, tramutatasi in una di quasi odio, allorché ha visto il modo in cui lo fissavo quando ha iniziato quasi a commuoversi rimembrando improbabili ricordi raffazzonati.
    Sia chiaro: forse è la mia memoria decisamente estrema che mi priva di questa gioia della ri- scoperta. Può essere.
    Forse sarò troppo timida o collerica, chissà...
    Tuttavia a me proprio non va giù di passare la "mezz'ora" ( come la intendeva De Crescenzo nel film!) con un tizio barbuto che dovrei chiamare ancora Pinuccio...
    Non sono contro i ricordi, anzi, sono una inguaribile amante dei bei tempi che furono però preferisco cullarmeli per quello che sono ed hanno saputo darmi.
    Non nutro questa spasmodica necessità di sapere quanti pargoli ha messo al mondo il suddetto Pinuccio, né venire a conoscenza che, nonostante odiasse la matematica, ora svolge la professione di commercialista.
    Sarò cinica, ma non mi interessa proprio e non credo interesserebbe a lui vedere che non porto più il grembiulino...
    Mi piace stupirmi dei risvolti che la vita prende, incantarmi e divertirmi, ma non riciclo le persone.
    Fossero pure le migliori del mondo, se le ho perdute nel tempo, ci sarà un perché e lo rispetto. Per insondabile o chiaro che sia.
    Adesso come adesso ho a disposizione una panchina lunga: posso dedicarmi a chi mi sta intorno, pensare a quante nuove conoscenze od amicizie ho potuto fare, riconoscere di chi ho bisogno e di chi posso fare a meno senza più recriminare o restarci male.
    Sono certa: non incontrerò mai la Carrà e le sue pietose controfigure!
     
     
     
    October 19

    meditazione n° 149

    È esattamente quel ritornello che mi mette sulla difensiva!
    Anche da piccola, quando ascoltavo questa canzone, ci leggevo dentro una grossa ansia, una grande rivelazione di debolezza. Magari sbagliavo, non lo so.
    So però che il fastidio che mi arreca è pari solo al fascino di credere che quella richiesta venga esaurita: troppo complicato, eh?
    Non me lo sono mai spiegato fino in fondo questo implacabile meccanismo, ho preferito aggirarlo, sostituirlo, assaggiarne piccole dosi ma ... sono rimasta sveglia.
    Esposta alle intemperie emotive che altri mi riversavano addosso, ho cucito una coperta con parecchi buchi (che solo un occhio disattento non scova!) ed ho pensato, per anni, che mai li avrei rattoppati.
    La mia inguaribile voglia di perfezione e completezza mi ha armato più volte la mano con ago e filo, questo va detto.
    Quanto inconsciamente abbia desiderato fare la sartina e rimediare sfoderando una grossa abilità nell'arte del rammendo, non ho nemmeno voglia di dirlo...
    Questo perché riconducevo il tutto alla sovracitata "difesa": mi rimettevo in riga proprio perché mi ero mostrata debole, lo avevo urlato, me ne ero andata in giro con una grossa scritta che, a quanto pare, autorizzava molti a tentare,  senza troppi ringraziamenti, un vero affossamento di quel che sono!
    Ho cambiato genere di biancheria: ho abbandonato quella coperta, in un giorno preciso, l'ho eliminata ed ho iniziato a guardare.
    Evidentemente non ero nata per fare la sarta e neppure la cronista: mi accorgo che non ho scritto nemmeno il titolo di questa canzone che adoro e che sembra una finestra abusiva!
    September 15

    meditazione n° 148

    Non è mai troppo tardi per incontrare un collezionista di nuvole (da chiudere in barattolo) e scoprire che i finti cacciatori di emozioni non parlano la mia stessa lingua...
    Avrebbe potuto essere molto più brusca la mia caduta se avessi continuato a tessere una rete di salvataggio di giustificazioni per chi, in realtà, non ne ha nessuna!
    Pensare ed agire, questo sarebbe bastato a compiere quel gesto semplice che aspettavo e nel quale avevo riposto tanta della mia speranza (sempre eccessiva, oramai mi conosco), gesto che ora non mi serve più e lo dico con esattezza e senza rancore.
    Le parole lasciano il tempo che trovano, possono essere bellissime ed inaspettate ma devono risvegliare qualcosa al mio interno, associarsi a dei moti e a delle reazioni che arrivano senza preavviso e che io adoro sentire e curare.
    Questi cambiamenti non li sento più, non ho rabbia né gioia...
    È subentrata la noia associata al suono di una stessa nota che si ripete all'infinito: quale cultore della musica potrebbe sopportare questa agonia?
    Io no di certo!
    September 10

    le parole che cerco n° 147

    E un giorno mi ha detto:"Scrivetegli". Lui dice che scrivere a qualcuno è l'unico modo di aspettarlo senza farsi del male. E io ti ho scritto.
                                                                        A. Baricco
    July 24

    le parole che cerco n° 146

    «Io non voglio stare tra i matti», esclamò Alice.
    «Oh, non puoi farci niente», disse il gatto:
    «Qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta».
    «Come fai a sapere che sono matta?», disse Alice.
    «Devi esserlo», disse il gatto.
    «Altrimenti non saresti qui».
                                                     Lewis Carroll (Alice nel paese delle meraviglie)
     
    July 17

    le parole che cerco n° 145

    "Nella sciattezza linguistica in cui viviamo c'è bisogno della poesia, che ha la funzione di avvicinarsi all'assoluto. In questo mercato generale delle parole, la parola poetica diventa un assoluto".
    Dacia Maraini
    July 15

    meditazione n° 144

    La purezza dell'affetto: come stimarla con esattezza da intenditore?
    So per certo che ci sono sensazioni (fisiche ed emotive) irripetibili e so anche, con spietata semplicità CHI non me le fa mai provare...
    Davvero, sembra scontato, ma certi vuoti cominciano a prendere forma, ad essere ingombranti e persino ad avere una propria voce. Essa all'inizio può essere trascurata, sembra un timido miagolio di gatto, posso soffocarla sotto una pila di pensieri PIU' importanti (come se ce ne fossero!) ma poi il suono si fa assordante, mi occupa e prosciuga energie e minuti, ore, giornate intere.
    Possibile che NESSUNO la senta? Possibile che mi ritrovi a piangere dinanzi ad un vecchio film strappalacrime con una tale violenza che mi sono dovuta chiudere in bagno? Troppo scontato tirare fuori scuse banali come l'instabilità, gli ormoni etc etc (mi sembra così sciocco coprire e cercare di nascondere un palazzo con un fazzoletto...), qui si tratta di capire cosa voglio e cosa mi merito. Messa sull'avviso da un sogno (come mi capita spesso), la MIA verità è apparsa così nitida da farmi sorridere: devo smettere di aspettare o di sopperire alle carenze altrui, non faccio una cosa sana nè rispettosa verso me stessa. E devo smetterla con le intuizioni "buone" su tutte le azioni e le non- azioni che mi feriscono: a chi giova questa mia abitudine?
    Se esiste dell'altro e se posso averlo, se posso impiegare attivamente le mie risorse al meglio, non aspetterò oltre: e non è fatalismo, anzi!
    Risponderò a chi mi dice le cose che pensa, che odia, che ama... a chi passa nottate insonni perché sente di non aver raggiunto l'equilibrio che cerca, a chi ha da ridire su quello che faccio e magari ha visto giusto, ma dico BASTA ai segnali di fumo, ai cortocircuiti, ai giochetti di prestigio.
    Questo, per me, significa crescere.
    July 03

    meditazione n° 143

    "Quadro o cornice?"
    Non sono nuova ai quesiti, basta leggere qualche pagina passata per rendersene conto, tuttavia questa mi è giunta come una di quelle domande da quiz in cui hai pochissimi secondi per rispondere ed io davvero sono rimasta in bilico sulla risposta!
    Per come sono sempre stata, è ovvio che la mia scelta dovrebbe essere il quadro e con esso la concreta eppur impalpabile sostanza dell'arte, senza fronzoli ed aggiunte di alcun tipo.
    Eppure...
    Estendendo la domanda ai rapporti con le persone che mi sono intorno, mi sono resa conto che adoro sempre "il quadro": esso è l'insieme di quelle caratteristiche uniche che mi colpisce e mi piace, mi emoziona e stupisce.
    Però poi, con altrettanta spietata certezza, ho compreso che quando scappo, lo faccio perché qualcosa è andato storto a livello delle "cornici": su quelle lavoro io, ne cambio parecchie, bado alla valorizzazione delle tele che devono abbracciare, scelgo materiali e stili.
    Non mi va mai di adattare cornici usate, non voglio imporle, quanto piuttosto condividerle ma...se fosse un lavoro inutile?
    Mio malgrado mi ritrovo a pensare che mi complicherei meno la vita non buttandomi a capofitto in imprese che nessuno richiede. (Eliminare i pezzi incompatibili tra loro: basterebbe far questo, all'inizio!)
    O forse sono solo bisognosa di una tranquilla trasparenza che finora ho stentato a trovare: in fondo, in lungo, in largo...
    Scandagliare animi umani non mi spaventa in sé, piuttosto mi colpiscono le conseguenze incalcolabili che ogni minima impercettibile variazione porta in me, sono stanca di raccogliere dati che assomigliano a bollettini di guerra in cui la parte lesa sono io.
    Mi pare legittimo!
     
    June 24

    meditazione n° 142

    Ieri mattina, sbirciando dai vetri del bus, ho notato una mezza ala di farfalla ai piedi di una scalinata.
    C'è da precisare che non ho una vista bionica (nonostante i 10/10!) e che il reperto a cui mi riferisco risulta essere appartenente ad una di quelle decorazioni che si mettono sui pacchi (quindi la mia cara farfalla era grande quasi 30 cm...).
    Tuttavia è l'impressione che ne ho tratto che non mi ha lasciato dubbi: quell'insetto di carta mutilato, lasciato coi suoi colori accesi all'ingresso del portone, mi ha ipnotizzata.
    Meglio di un quadro surrealista, mi ha reso possibile accedere alla vera essenza del divieto!
    Già, perché a me quel volo interrotto ha richiamato alla memoria una serie infinita di "no"!
    Quanti ne ricevo ogni giorno? Quanti ne propino?
    Motivazioni? Sempre valide all'inizio, poi improbabili o cretine in seguito.
    Paura, pigrizia, interesse, amore o odio, cosa importa?
    Se me lo chiedo con serietà, risulta che, data la mia testaccia dura, preferirei volare con un'ala sola, piuttosto che non volare affatto.
    Come è vero il fatto che mi armo di colla e nastro adesivo e faccio in modo che anche a chi mi è accanto il volo sia garantito...
    E se ti lastricano la strada di carta moschicida?
    E se le reti tese sembrano rendere il cielo a spicchi?
     
    June 18

    meditazione n° 141

    Domanda del giorno, che poi potrebbe essere pure una semplice preferenza, o, addirittura, una secca affermazione:
    «Perfettamente incompatibile o incompatibilmente perfetto?»...
    Mi ronzava in testa stanotte, residuo di qualche discorso notturno non sempre amichevole che intrattengo con me stessa, di quella tipologia di soliloqui che tanto amo metter su...
    Ebbene, io sarei stata tentata, fino a poco tempo fa, a dare per buona la prima definizione, a farmi paladina e promotrice di una bella e determinata chiusura (con persone, cose, animali e situazioni) appartenenti alla suddetta "categoria", però...
    Però sto affinando e forse svecchiando alcuni miei modi di agire e pensare (sarà merito anche delle chiacchierate con tutte le nuove persone che ho avuto modo di incrociare di recente sulla mia famosa strada), tanto che mi viene da dire che tantissime interazioni, relazioni, discussioni hanno dalla loro una caratteristica (o più d'una) che posso senz'altro definire quanto meno illogica, non lineare, non apparentemente appagante.
    Eppure si va avanti, si cerca di far funzionare il misterioso congegno comunicativo apportandovi mille modifiche, impercettibili o dolorose, dipende.
    So benissimo che la noia e l'abitudine logorano, ma la perfettibilità (non certo la perfezione!) non è più un articolo in voga?
    È preferibile mostrarsi sempre non nella propria interezza, mezzi camuffati o alzare la voce reclamando l'originalità del dissenso?
    La quiete dopo la tempesta o il sole perenne?
    Difficile scegliere tra la calma piatta del prevedibile e il fascino dell'ignoto: un buon punto d'equilibrio, seppur precario, potrebbe essere il gioco.
    Tornare a giocare (non ad ingannare, sia chiaro!) con gli altri e le altre e con se stessi mi pare una conquista da raffinare.
    Ci sto provando. 
    Ed è più che un tentativo, più di una trovata originale, più di una regola aurea.
     
    June 17

    le parole che cerco n° 140

    "Liberarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni".
    June 16

    meditazione n° 139

    La straabusata metafora della strada come icona della vita, il ricorso ai vari modi di camminare come termini esplicativi, l'uso di verbi che indicano movimento in genere (correre, rallentare, sostare...) associati allo svolgersi degli anni che compongono il capitale che hai da spendere in questo mondo, tutto ciò e tanto di più mi hanno fortemente influenzata nel corso del tempo e fatto compagnia durante le mie peregrinazioni mentali ottimistiche e non.
    Anche adesso, mentre mi accingo a scrivere una inutile pagina di blog, velata dalla solita esigenza narcisistica di "esposizione protetta" e pure, al contempo, dalla inespressa speranza che chissà chi riesca una volta a non estromettermi dalle mie stesse parole, dicevo, anche adesso, se ci penso, mi vedo proprio su di una strada (al bando l'originalità!) e non so che percorso seguire. Decidere di non decidere poteva sembrare una grande trovata, giuro!
    Poi ci ho provato, non riuscendo a barcamenarmi con la composta sicurezza che ritenevo mi appartenesse di diritto: le opzioni non mi sembrano mai tutte di eguale valore e coinvolgimento emotivo, perciò scegliere dovrebbe essere una pura formalità, no?
    Ciò non significa necessariamente che io sia attratta dalla carta (anch'essa notissima) del ripensamento o del rimpianto, mi ritengo desiderosa di sperimentarmi e di darmi forma, ovviamente questa operazione mi riesce meglio se in qualche zona paludosa incontro una buona compagnia, o una che sia davvero pessima: l'effetto è sconvolgente!
    La voglia di andare oltre, e non solo con lo sguardo, posso tenerla scarsamente a bada, se l'immagine di me che mi viene rimandata mi dà un minimo di malessere (che difficilmente riesco a rivelare a qualcuno nella sua interezza e nella sua ferocia) piuttosto che ricorrere ad una sperimentata e solida consuetudine di facciata, mi ritaglio una perfetta trovata per sottrarmi alla situazione causa di confusione e di infelicità...
    Nemmeno questa è una genialata, lo so. Indispettita e colpita dalla semplicità drammatica (per me, per gli effetti che produce) di una frase detta in fretta e per caso, barcollo spaesata.
    Ancora.
    E a chi potrei dire con sincerità quello che mi accade?
    Non mi fido abbastanza, nemmeno dei migliori copioni che, ripetuti a memoria e con cadenza regolare, sembrano avere effetti calmanti sull'ansia di vivere, non mi sono mai abituata!
    E continuo a guardare questa strada, ho imparato a mentire male, però funziona con straordinaria efficacia per alcuni e su alcuni: le regole del gioco non le ho inventate io, le ripeto solamente.
    Cosa mi ha sconvolta quest'oggi?
    Che tra i tanti percorsi altrui che ho avuto modo solo di sbirciare, di criticare, di non comprendere affatto, di costeggiare e mai invadere con la passione che ho dentro, ce ne sia qualcuno speculare al mio, magari con gli stessi dossi e pure con le stesse paludi...
    L'eco dei passi di un'altra persona suona come i miei: e non mi sento privata di identità, anzi.
     
     
    June 05

    meditazione n° 138

    Giornata da urlo...
    Beninteso, non quel tipo di urlo che prelude a lodi entusiastiche e giovanilistiche: io ho scritto urlo ed intendo urlo!
    Sveglia all'alba, ricovero, ecografia, intervento, rientro, finto pranzo, uscita non voluta, rientro, visita e doppler fino alle 20 ( c'è mancato poco che mia zia uccidesse la segretaria del cardiologo, mentre io ho incontrato una mamma di un 30 enne pronto ad accasarsi, estasiata dalle mie ricette: come se non ne avessi sentite già abbastanza di chiacchiere inutili!)...
    Cmq, a grandi linee è la descrizione di quel che ho fatto, subito e seguito, non tralasciando che ho concluso anche per intero il lavoro che avevo da consegnare.
    Ma non è mia volontà fare la lagna, anzi!
    Il motivo che mi ha spinto a scrivere a quest'ora, nonostante un mal di testa allucinante e il file delle interviste che non voleva saperne di essere spedito, è una vera e propria iniezione di gioia che ho ricevuto mentre ero in taxi.
    Tre buffi personaggi mi hanno fatto ridere come da tempo non mi capitava di fare!
    Sono state tre bimbe, tutte straordinarie maestre.  
    La prima mi ha guardato con una faccina completamente imbrattata di cioccolato...
    E lì ho pensato alla beatitudine di un gesto fatto per puro piacere, senza secondi fini: vedere come si dilettava a spalmarselo in faccia mi ha aperto la mente, ancor di più la sordità che mostrava nei confronti dei richiami materni!
    La seconda e la terza sono state due attrici di soap opera prestate alla realtà comune e banale: parole serie, gesti posati, risatine ed una saggezza che di adulto non aveva ancora nulla, per fortuna!
    In più, lo sguardo mio che le seguiva ha scatenato una rissa tra le due su chi dovesse accaparrarsi la palma della migliore: io, eliminando il buonismo che vizia l'aria oggi, ho scelto da subito.
    La nanetta di non più di 4 anni metteva al tappeto la sorellina di 7 con una audacia ed una perfidia divertita che le è costata una aggressione fisica da parte di quest'ultima.
    Lei non ha pianto, fiera, ma ha ribadito che era sicura di aver riferito bene una scena che narrava e che le cose stavano così e basta!
    Turbata, l'altra si è girata dall'altra parte ed ha iniziato a dire che le bugie non si dicono, che è male inventare... Ma perché? Io ho visto brillare gli occhietti della piccola mentitrice di una sicurezza e spensieratezza meravigliose: lei credeva pienamente in ciò che le usciva di bocca e questa era già garanzia di verità e poneva le basi di una futura realizzazione dei suoi progetti (di cui continuava a parlare sottovoce ridendo entusiasta)...
    Quanto mi manca un sogno talmente grande da essere capace di farmi inventare strategie bizzarre per raggiungerlo e che riesca a mettere la museruola alla mia ragione tiranna...
    Evviva le bambine cattive!
    May 29

    meditazione n° 137

    Passi che ormai si pubblicizzano i fidanzamenti, i matrimoni e gli incontri su internet come se si fosse dal salumiere...
    Domande inquietanti tipo:«Come la vuoi: sportiva, simpatica o cozza?» sono all'ordine del giorno. Altre, rivolte alle donne, inneggiano invece al carattere del "bisteccone" di turno, il quale potrebbe essere (a sorpresa, si intende! è sempre possibile cliccare male...): timido, passionale o coglione (e c'è da scommettere che i quarti di manzo  maggiormente disponibili appartengano alla terza sottospecie!!) o addirittura intellettuale, mah...
    Dicevo, passi per questa mercificazione, questo appiattimento totale e quant'altro di deludente e svilente mi invada adesso la mente... però che motivo c'è per accanirsi contro il mio amato George Clooney?
    Leggevo i titoloni nelle news odierne che annunciavano la fine del suo ennesimo flirt e corredavano il tutto con il piccante quesito: «Cosa avrà che non va?»!!!
    Ennò, non ci sto!
    Toccate chiunque, ma non lui...
    E non insinuate nulla di scandaloso a suo carico, suvvia...
    Per uccidere "l'uomo ragno" hanno tutti pronti il baygon: BASTA!!
    Ho solo io un bisogno struggente di poesia?
     
     
     
    May 28

    meditazione n° 136

    Può l'abitudine, comunque essa sia nata, diventare un peso?
    Giorni fa, con un sorriso, presto svanito, mi sono ritrovata a "prevedere" un episodio stupido...
    Dall'iniziale comprensione dell'autore del gesto sono passata a un sano sconforto, questo perché il sapere in anticipo certe reazioni non ha avuto un effetto rassicurante quanto piuttosto mi è sembrato ovvio e scontato, persino triste! Come sono arrivata a questo tipo di conoscenza? E, soprattutto, mi è servita? Devo dire di no...
    Spesso mi prendo la briga di fare verifiche, ho una volontà ferrea nel risolvere le situazioni, vorrei davvero non dover urlare mai...
    Invece, come accade a Rossella nel mitico film, mi è venuto da dire: "Ashley mi è indifferente!"
    Che liberazione! E non per un solo "caso": un mese intenso, un porto di mare, entrate e uscite, arrivi e partenze e la rivelazione finale secondo la quale chi ritenevo intoccabile e dotato di sensibilità superiore è in realtà come e peggio degli altri, di quelli "comuni" che si impegnano a vivere ogni giorno l'immensa contraddizione che sono.
    Rivestire di entusiasmo (il mio!) il grigiore del quotidiano non è prassi che possa essere adottata per tutti: bisogna saper perdere!
    Alice si sta svegliando...
     
    May 26

    le parole che cerco n° 135

    "Ma aprire le chiuse del desiderio provoca dolore e si soffre e si combatte e si odia e si tradisce e si fugge e si rincorre. C'è un diverso tempo ancora in cui si scopre che l'amore è un'altra cosa, non mira a essere soddisfatto, mira a essere e a far essere l'altro. E non c'è amore senza rinuncia, non c'è amore finché non ci si privi dell'attesa del piacere assoluto."
     
    Poche semplici frasi di una scrittrice che ho apprezzato in altri lavori, e che nel suo ultimo romanzo si interroga proprio sulla natura, l'essenza e la forza dei sentimenti, primo fra tutti l'Amore. Cosa mi ha immediatamente rapita?
    La schiettezza disincantata dell'analisi e il linguaggio vibrante eppure semplice, indicando con questo aggettivo una tipologia di scrittura femminile (bisogna che lo dica!) che nulla può rimproverarsi: è quella magia della comprensione del simile che mi regala sempre un brivido!
    C'è quella mai celata voglia di non sentirmi un'aliena, una che produce e regala emozioni non comprensibili: quante volte mi sorprendo a pensarlo...
     
     
    May 16

    le parole che cerco n° 134

    "Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti."
     
    Bella frase di Jules Renard, scrittore francese.
     
    Eppure a me piacerebbe tanto (quando parlo) ricevere le giuste interruzioni, quelle che mi fanno letteralmente impazzire...
    Non mi resta che continuare a finire quaderni e a scegliere penne dall'inchiostro nero, dubito proprio che verrò accontentata nella mia ricerca di "molestatori verbali"!
     
    May 15

    le parole che cerco n° 133

    Ecco un aforisma di un filosofo che amo tanto, Nietzsche:
    "Si odono solo le domande alle quali si è in condizione di trovare una risposta"...
     
    Massima applicabile e veritiera in più di un'occasione!
    C'è bisogno di un controllo: è il mese della prevenzione della sordità! (non solo fisiologica ma d'animo)

    meditazione n° 132

    Domenica scorsa, seguendo la puntata di "Report", ho avuto modo di scoprire l'esistenza di laboratori del gusto nei quali si insegna ai bambini a riconoscere il sapore dei cibi naturali, dato che sono quasi del tutto assuefatti a quelli industriali e chimici. Molti, se non tutti, non sapevano dire cosa stessero bevendo o mangiando, poiché il loro palato era ormai orientato e tarato sui profumi e sui sapori coi quali erano stati cresciuti: un mix per nulla naturale di essenze ed odori che suscitano l'inganno perfetto per i nostri sensi (e quindi non è che siano le sole vittime!)...
    È un argomento che non smette di affascinarmi mai, da qualunque prospettiva lo riesca ad inquadrare, ci sono tornata tante volte, segno che è una mia esigenza in fieri, mai doma.
    I sensi traviati e riscritti, la nostra base istintuale disorientata da semplici o complicate illusioni: voce che inganna l'udito, viso che inganna l'occhio, odore che inganna il naso, tessuto che inganna il tatto, sapore che inganna la bocca e la mente insieme...
    E a cosa ci si può aggrappare per non smarrirsi?
    O la consapevolezza della finzione ci serve per vivere più o meno bene? 
    Non mi convinco sia così!