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October 28 n° 171Anche i sogni hanno una data di scadenza? Certo, sembra denigratorio associare un'idea impalpabile ed eterea a un qualcosa di materiale ed utilitaristico, però mi viene questo accostamento, perché lo considero riassuntivo di un intero periodo mio mentale e comportamentale. Mi sento veramente stanca. Stanca di ascoltare, stanca di guardare e stanca di aspettare. Dunque, potrebbe sembrare un brano di resa, di amara rassegnazione. Non lo è affatto! Mi sono ripromessa di fare come consigliano: tagliare i rami secchi, ottimizzare le risorse etc etc... E cosa ho compreso? Che non è così male come potevo ipotizzare io, turbata e turbabile sognatrice. Gli abbandoni fanno sempre male? Sono reduce da un anno di decisioni, di scelte e di azioni differenti. Differenti per me. Non sono nulla di eccezionale per gli altri, irrisorie e persino banali. Ma mi sono costate molto. E sono solo all'inizio. All'inizio di un nuovo sentire. Dentro di me si agitano rumorose vecchie sacche di resistenza,l'errore di lettura del prossimo e delle sue intenzioni è probabile. Più sicure appaiono le idee e le persone legate al mio benessere. Meno soffocate dalle aggiunte buonistiche mie, che erano obiettivamente esagerate e rendevano la lista degli indispensabili illimitata. L'attenzione selettiva è un'arma a doppio taglio e... si ricomincia. Come se non lo sapessi che sono sempre la solita! September 25 n° 170 Per una volta vorrei che la mia fantasia non fosse parente stretta del buon senso! Dico che è da troppo che i miei voli non si discostano poi tanto dal suolo e che mi vedo intorno orizzonti ristretti e, cosa insopportabile, già assaporati... Sarà semplice noia? Uno spegnimento brusco di lucette, candele, fuochi d'artificio? Ho la terribile caratteristica di odiare quel che dico e quel che faccio sempre in questi momenti di immobile routine: il riconoscermi nella stessa scena e con le medesime brutte sensazioni addosso, mi lascia irritata.E quando mi potrò liberare dalla parte? Non è compito che mi possa permettere di delegare ad altri, resta mio e di nessun altro. Con altri co-protagonisti le battute cambierebbero? Curiosità che soddisfo poco e l'immaginazione non mi aiuta... pare ci sia in atto il divieto di pensare! September 15 n° 169 ...Voglio prendermi un registratore, per tenerci dentro le parole di quel proverbio che mi servirà.... Solita illuminazione all'ascolto del nuovo singolo di Samuele Bersani! Non vivo di certo la situazione narrata nel brano in questione, tuttavia un crescendo di inutili azioni necessarie alla sopravvivenza mi capita di applicarle anche al mio vissuto relazionale quotidiano. Rivivendo alcune strambe amicizie che mi hanno accompagnato negli anni recenti, trovo ridicole le toppe che ho creato per giustificare degli atteggiamenti oggettivamente stronzi ed indelicati e, di qui, la scelta di prendere a prestito questa frase emblematica. Per me esprime la stanchezza, la rinuncia a mettermi anima e corpo a spronare dei manichini maleducati. Sì, potrà pure capitare di parlare con loro di nuovo (cosa che non mi entusiasma per nulla!) ed allora mi armerò di un proverbio preparato per la circostanza... Nessuna partecipazione emotiva da parte mia, nessuno slancio reale ed immediato: la pazienza è un privilegio da guadagnarsi, non una fonte di cui abusare all'infinito. September 04 n° 168 "Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra, talvolta vediamo la vita nell'aria. E la chiamiamo polvere". Benni August 09 n° 167Una serata da ricordare, questa dell'otto agosto.
Passi per una serie di spiacevoli episodi: tipo la solita maleducazione travestita da malattia esistenziale di un tizio che ritenevo intelligente e l'impossibilità ad essere presente dell'unica persona che sarebbe stata felice di essere lì con me...
Il resto è solo poesia!
Arriviamo a Ravello con un certo anticipo, luogo sempre incantevole e suggestivo; raggiungiamo il campo da tennis eletto a scenario dell'evento quando ancora non c'è nessuno: artisti circensi che fanno le prove ed un unico obiettivo in mente.
Dove sarà lui?
Ci sarà, visto che nemmeno un cartellone lo annuncia?
Prendiamo posto, un ottimo posto ed attendiamo...
Mentre io sono preda di allucinazioni, prendono posto Lucio Dalla (con palloncini volanti attaccati al bastone) e Lina Wertmuller (cotonata e rosa confetto): non sono loro il mio obiettivo!
Vengo rapita dalla bravura degli attori e della storia narrata; guardo i video premiati nelle categorie classica ed alternativa... aspetto, a tratti disperando che la scarsa presentatrice dica quel nome che voglio sentire.
D'un tratto mi sento battere le mani ed urlare "bravo" come una bimba perché è salito sul palco un tipetto spettinato.
Samuele Bersani, timido ed impacciato, è lì e può annunciare che il video di un suo brano inedito è stato montato fino a pochi minuti prima e sarà proiettato.
Che dire? Un testo bellissimo, una semplicità d'essere che devo ancora sperimentare ma che non mancherò di provare personalmente.
Io e il mio amico ci alziamo ed andiamo da lui: sta chiacchierando con Dalla ma ad un tocco sulla spalla si gira sorridente.
Devo scattare una foto, mi viene detto che la macchina in questione è facile da usare... per tutti ma non per me!
Lui mi fa eco ad ogni mio tentativo sbagliato con un "Fatto? Premi più forte!" e ride della mia imbranataggine acuta...
Riesco nell'intento e lo saluto tenendogli la mano, lui mi stringe il braccio e mi dice "Zao!" ed io non connetto più, ricordando con quanta civetteria si sia tolto gli occhiali da presbite per mettersi in posa e con quanta velocità abbia compiuto quel gesto, visto che io me ne sono accorta solo riguardando lo schermo!
Anche per l'autografo è disponibilissimo, nessuno lo assale, sta lì tra la gente e non finge: è adorabile sul serio!
Uno di quegli amici con cui parleresti ore, uno che scansa la luce dei faretti del palco e confessa di essere un tantino fuori dal mondo, riservato, chiuso in una grotta da un anno e mezzo come Cagliosto (sono parole sue, me le ricordo tutte!) e, per questo, stupito e commosso dell'accoglienza riservatagli. Uno che annuncia al pubblico che l'indomani partirà e non ha ancora inviato una cartolina ai suoi.
Chicca sul tassista che lo ha accompagnato la mattina alle 3 a girare il video: fuori dall'albergo lo ha salutato gridandogli "Buongiorno, Emanuello!"... e giù a ridere, in una serata davvero emozionante come me ne mancavano da un po'!
August 05 n° 166Poteva mancare un riferimento all'uscita del nuovo singolo del grande Samuele Bersani?
Superati i miei "problemi tecnici", pubblico il testo della canzone uscita il 24 luglio, ma già cantata da Cammariere qualche annetto fa...
Ferragosto
Fai una chiave doppia della stessa porta
per qualunque cosa storta si presenterà
dopo aver comprato dei lucchetti nuovi
per la tua finestra
puoi partire, io sto qua
a giocare fra le sponde
con le pozzanghere profonde
buttando l'amo nell'acquario della mia fantasia.
Finisco sul pulmino dei miei vecchi ricordi
ma il campo sportivo l'ha inghiottito l'edera.
Seguendo ancora il fiume
attracco sul cartone, piove e mi riparo dietro ad un'edicola.
Ho della sabbia nelle tasche e delle spighe sulle calze,
uno straniero che si fida della mia compagnia.
E' stato un temporale pigro e passeggero
il sole su che brucia in cielo sulle tegole
ma non avevo visto mai un arcobaleno
essere centrato in pieno da una rondine
come un lampione che si accende
in pieno giorno inutilmente.
Aspetto il sasso e chi così mi spegnerà
con il sorriso sulla fronte
tra le pozzanghere profonde
rimango al largo nell'acquario della mia fantasia...
July 05 n° 165 Sono con la testa fumante, c'è un caldo asfissiante e non riuscivo proprio a dormire oltre, così, eccomi qui ad imbrattare una nuova pagina di blog. Cosa mi dava tanta agitazione? Una semplicissima idea: la paura viene dal noto o dall'ignoto? Se mi glorio di poter prevedere con una certa sicurezza degli atteggiamenti da parte di chi mi è intorno, capisco che sono queste stesse "sicurezze" a farmi poi dannare! Come faccio a spiegarlo per bene? Ho più volte scritto sulla assoluta preziosità delle sorprese, delle novità e degli strappi alle regole. Tuttavia, come ogni essere umano, anelo anche io alla trasparenza, alla calma e alla profondità che solo un'ottima conoscenza può portare con sé... Dunque? Sapere in anticipo, per un facile meccanismo di trasposizione ed osservazione, che se Tizio mi dice:" Ti chiamo domani" e Caio stragiura che non farà più una determinata cosa, c'è da stare sicura che faranno esattamente il contrario, nulla toglie al fatto che sono comunque avvenimenti sui quali io continuerò ad investire in aspettative "dannose". Proprio non vale (per me) il detto repetita iuvant? Questa mia infinita predisposizione a vedere miglioramenti e delicatezze mi trascina fino all'irrigidimento di alcune azioni in stile militaresco che mi impongo per poter vivere bene o, almeno, provarci. Privarmi di aggiornamenti su persone a cui, in un modo o nell'altro, tengo, resta la migliore tortura che mi autoinfliggo e la cura che mi consigliano in tanti. Come terapia risulta essere traumatica per i primi tempi, ma devo ammettere che dà i suoi frutti alla lunga.E qui entrano in gioco l'imprevedibilità e l'abbassamento della guardia a minare quella parvenza di stabilità che mi ero costruita... Una parola, un gesto, un'affermazione, fatta magari con spavalderia, hanno la spiacevole conseguenza di portare a galla nuovamente la paura, le paure (che mi vergogno pure ad elencare) e mi sento, nuovamente ed inesorabilmente, votata alla chiusura e pronta a ricominciare la mia corsa solitaria. June 27 n° 164 Non mi chiedo il perché ma in questi giorni non riesco a non ascoltare questa canzone di un cantante che amo da anni e che mi fa sempre impazzire... Lontano dal tuo sole - Neffa Sono pronto per rialzarmi ancora,è il momento che aspettavo e ora, nonostante questo cielo sembri chiuso su di me nessuno mi vede nessuno mi sente, ma non per questo io non rido più. Io sono qui in un mondo che ormai gira intorno a vuoto lontano dal tuo sole e piove ma io qualche cosa farò per sentire ancora tutto il calore che ora non ho e avere un po' di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho, una direzione giusta che ora non ho che ora non ho. Sulla strada troppe stelle spente la tua mano ora servirebbe troppa gente alza il dito e poi lo punta su di me. Nessuno mi crede davvero innocente, ma non per questo io non vivo più. Io sono qui in un mondo che ormai gira intorno a vuoto lontano dal tuo sole e piove ma io qualche cosa farò per sentire ancora tutto il calore che ora non ho e avere un po' di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho una direzione giusta che ora non ho (x 3) E avere un po' di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho una direzione giusta che ora non ho (x 3)
June 11 n° 163 "Quando qualcuno dice questo lo so fare anch'io vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima". B. Munari Questa citazione di un artista futurista mi ha molto intrigata per la sua essenzialità, innanzitutto, e poi perché tocca una delle tematiche di fondo che mi interessano di più: l'originalità. Non che mi piaccia esser stravagante o che pretenda gli sguardi addosso per ogni cosa che faccio, per quel che dico o penso. Tuttavia, se non sento una cosa, un gesto, una situazione come pienamente mie (e non comuni o banali) mi do letteralmente (o almeno mentalmente) alla fuga. Sembro tormentata, quasi incontentabile. Appaio distante ed incapace di vivere l'attimo. In realtà, io quell'attimo desidero viverlo e farlo mio senza essere turbata da cattivi pensieri e non mi basta la buona volontà, ci vuole la giusta collaborazione. Trovarla!!! I famosi elefanti in un negozio di cristalli che tanto mi facevano ridere da piccola adesso li leggo sotto un'ottica più dolente ed esistenzialista. Merito o colpa di questo sciame di piccoli avvenimenti che mi porto dietro e dentro. I cinque sensi, il sesto senso, la testa, il cuore e chi più ne ha, più ne metta... A volte vorrei sciogliermi da certi nodi e riconoscermi nel cambiamento senza colpevolizzarmi. Invece continuo a cancellare frasi invece che chiudere porte! May 20 n° 162 Solo poche parole per dire un grazie ai politici (o aspiranti tali!!) per il loro impegno(?). Io sono seriamente colpita, forse non sarò l'unica. Proprio per questo debbo ringraziarli perché in questo feroce clima pre-elettorale trovano il modo di farmi sbellicare dalle risate! Come? Coi loro faccioni bloccati in improbabili pose... E mi sorge un doveroso corollario: chi fa di mestiere il fotografo, assume sostanze stupefacenti prima di scattare queste foto? Getta alle ortiche la prospettiva, il gioco delle luci, il BUON SENSO? Ne ho vista una che ritraeva un uomo immortalato con la faccia tra le felci di casa... Cosa vorrà dire? Che è un ambientalista? Che se perdesse si rifuggerebbe nella giungla? Sono due settimane che cerco di venire a capo di questo enigma! Un'altra presenta figli "attaccati" sulla testa del padre a mo' di icona religiosa (tipo arcangeli e cherubini dei cori celesti); le donne sono visibilmente più brutte della media e indossano tutte lo stesso tailleur blu (c'era una svendita?). Le mani si stringono, si attorcigliano, si puntano sotto il mento per raggiungere quello stile piacione e rassicurante che, però, ha su di me un effetto opposto... Insomma, comincio a delirare anche io, forse per il gran caldo? April 22 n° 161Cambio di abitudini. Sarà che viaggio sempre sola, in pullman o treno. Sarà che non perdo mai il vizio di osservare le persone intorno. Fatto sta che ho potuto verificare, negli ultimissimi anni, un innegabile cambiamento in chi mi circonda (e non in me, spiegherò il perché!). Un tempo, quando salivo su un mezzo pubblico, era matematico scambiare due chiacchiere con chi ti stava accanto, alle 7 di mattina, come nei miei viaggi notturni: non ho mai smesso di conoscere persone e di ascoltare, di prestare fazzoletti, di offrire caramelle e biscotti. Cosa è cambiato? In apparenza, poco. Le persone continuano, volenti o nolenti, a spostarsi in tram, bus, metro. Quello che mi fa pensare è il silenzio che regna in questi luoghi. Li definisco luoghi di aggregazione perché per me lo sono a pieno titolo. Il silenzio a cui mi riferisco è quello corale, qua e là interrotto dalle suonerie dei cellulari. Eccolo l'oggetto del desiderio! Mai notato l'ansia con cui lo si maneggia? (io lo lascio spessissimo a casa spento!) Pare che tutti siano così schivi e freddi con gli altri e poi non si creino problemi nel fare resoconti dei loro mal di pancia, dei loro litigi e dei loro spostamenti con chi si trova all'altro capo del telefono. Ne scorrono di stralci di vite in quei pochi centimetri di arnese! Se ne sentono di tutti i colori: emozioni formato tascabile e, soprattutto, ben visibili ai presenti. Se in facoltà, agli inizi, ricordo l'invidia che destava l'arrivo di un sms (eri pensato da qualcuno ergo avevi una vita sociale), adesso mi fanno ridere, e a volte tenerezza, certi dialoghi fatti per "dire e non dire". Passino questi ultimi, piuttosto è l'effetto imitazione immediata che mi fa pensare. Tutti, alzi la mano chi non lo fa, guardano fintamente interessati il loro cellulare non appena ne squilla uno: possibile? Un caso di amnesia riguardo la propria suoneria? Decisioni improcastinabili riguardo l'ora esatta in cui buttare la pasta da riferire alla madre ottantenne (che è pur brava col telefono, ma si dimentica di chiamare all'ora prefissata)? Non so cosa dire: se non che a me sembra l'altra faccia della solitudine ed una sorta di "pinza" con cui avviare rapporti sociali non compromettenti. Piccola postilla: le cuffie, gli auricolari e simili. Che grande invenzione! Basta assumere quella espressione "sono stanco, non avvicinatevi, ho avuto una giornata orrenda" e le indossi: il gioco è fatto! A parte che non ti si avvicinerà nessuno, tutt'al più ci sarà il temerario che, invece di sbirciare il tuo quotidiano, farà esercizi di attenzione per capire cosa ascolti in quel momento... Che delusione! Hai pure cattivi gusti musicali! Sich! April 19 n° 160 Anche le parole hanno un loro codice genetico: l'etimologia. Una sorta di dna che ci permette di scoprire la loro origine, più o meno antica, oppure se hanno una derivazione straniera o latina. E poi studiamo il modo in cui si uniscono per acquistare senso, le eventuali abbreviazioni, le inevitabili storpiature. Ad un livello meno ufficiale, ma sicuramente più personale, anche io mi interrogo sulle parole. Mi tormentano alcune, direi. Non si tratta del mio solito discorso sulla corrispondenza tra l'emittente ed il ricevente: sto parlando di un livello differente di interpretazione. Così, si scompongono ancora una volta, di più. Non sono pure e semplici mai, sembrano non appartenermi appieno, creano e gestiscono legami irrisolti con i luoghi, le persone, i dolori. Mi ingannano, mi illudono. Tornano o appaiono per la prima volta, contorte in sovrapposizioni in cui sembrano perdersi. Altre volte ne visualizzo una, la scrivo, la sento pronunciare con un tono che solo raramente si avvicina a quello originale con cui è stata detta... E giù un fiume di sensazioni e domande pressanti che non ho la pazienza di accantonare o mettere in attesa. Vorrei, come in ogni attimo della mia vita, delle risposte sincere. March 31 n° 159 Questioni di... misure! E di numeri, e di calcoli e di resti! Leggevo ieri un articolo sull'aumento esponenziale dell'uso dei test per valutare le persone, giovanissime e non, secondo uno schema che la fa da padrone in USA da decenni. Mi soffermavo a pensare al mio personale rapporto con le cifre: da studentessa (con la maturità scientifica) ho avuto modo di cimentarmi con frazioni, integrali e funzioni. Adesso che ho definitivamente dato sfogo alla mia vocazione letteraria, i numeri li uso per far di conto e mi pare un po' uno spreco! Così, rimuginando, mi è venuto in mente un possibile impiego alternativo di utilità sociale (almeno per la sottoscritta): cominciare a segnalare, onde evitare errori, la percentuale di rabbia, di gioia, di stupore, di attenzione (etc.) che provo. Non nasce senza un perché questa mia idea: facevo ancora il bilancio degli "attimi che ti rovinano" la giornata, la settimana, il mese, gli anni! Mi sono cimentata in un impossibile gioco di ricostruzione notturno (e pazienza per il sonno perduto)in cui rammentavo e rammendavo talune infelici uscite che mi avevano vista come protagonista o vittima; alla fine sempre di scarti infinitesimali o quantità macroscopiche si parlava. Quindi, con logica, ho selezionato e tenuti da parte, i momenti positivi, quelli in cui il di più (o il "di meno"), mi portava sensazioni ricordevoli ed ho cercato poi di stilare una mini-classifica delle ricorrenti situazioni in cui mi infurio o mi deprimo. Gli eccessi e le mancanze non sono mai casualmente implicati in tali avvenimenti. Per esempio, se ho accumulato durante il giorno tanta rabbia, diciamo un 70%, basterà una disattenzione a farmi incazzare di brutto. Ancora, se ho coltivato aspettative positive su di una persona (ma con sforzo), dandole un 6 come valutazione, ci vorrà solo una sua battutaccia per farla ricadere nella più brutale insufficienza! E mi chiedo: è onesto tacere questi numeri? Non sarebbe meglio girare con un modulo prestampato pronto all'uso con indicate alcune semplici unità di misura? Del tipo: "Signore, oggi può anche sbattermi il portone in faccia, ho ricevuto una telefonata che mi ha messo di buonumore e di lei me ne frego altamente". Oppure, di contro, "Stasera sono così incline al pianto, che se mi dici che il mio maglione è brutto, ti mando a quel paese". Semplice, ma efficace... Eppure io sono una cattiva testimonial per la mia stessa trovata, forse perché mi aspetto sempre (e ancora... che stupida!) che si creino dei legami comunicativi tanto perfetti e funzionanti da rendere superflua persino la parola e l'obbligo di spiegazioni aggiuntive. Situazione sfiorata o vissuta troppo brevemente, ahimè! March 21 n° 158 Una disquisizione materiale, in tutti i sensi: a volte un pezzo di vetro può esser meglio di una pietra preziosa? O bisogna scartare i tarocchi e scansarli come la peste? Ritornavo con la memoria a quelle improbabili collezioni che si fanno da bambini (io una volta collezionavo terreno e formiche!), mia madre mi racconta di aver tenuto chiuse nei cassetti delle telline, e ce ne sono tanti di episodi analoghi. Il punto su cui mi interrogavo è ancora una volta la scelta. Scelta di senso e di valore. Questi due indispensabili parametri, come li applico io? Una cosa è il sapere che cosa sia un oggetto, un'altra è dargli una connotazione precisa. Per niente facile! E non posso tirare le solite somme buoniste, in base alle quali vale sempre la regola che nelle cose semplici c'è nascosto il più grande tesoro: è divenuta ipocrisia abusata anche questa nobile idea...Discernere caso per caso, persona per persona è questo poi il bello del gioco, no? La libertà della selezione risiede nel gusto di ognuno o nelle influenze che agiscono più o meno sul soggetto che applica l'etichettatura. Girare con un fondo di bottiglia al collo può dare più soddisfazione che avere la mano pesante per un diamante enorme (e pacchiano), non lo nego. Ma mirare solo al basso nasconde anche la paura di non farcela a guardare altrove! February 23 n° 157In questi giorni ho una vera adorazione per un brano musicale. Forse risponde ad un mio stato emotivo ben preciso, forse è la melodia. Il fatto che resta è che non riesco a smettere di sentirlo e cantarlo da quando apro gli occhi fino a notte fonda. L'ultimo verso è ideale per me! CLOSING TIME Closing time, open all the doors and let you out into the world Closing time, turn all the lights on Every boy and every girl Closing time, one last call for alcohol, so finish your whiskey or beer Closing time, you don't have to go home, but you can't stay here I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... Closing time, time for you to go out to the places you will be from Closing time, this room won't be open till your brother's or your sister's come So gather up your jackets, moving to the exits, I hope you have found a friend. Closing time, every new beginning comes from some other beginning's end, yeah I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... Closing time, time for you to go out to the places you will be from... I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... I know who I want to take me home I know who I want to take me home I know who I want to take me home Take me home... home... Closing time, every new beginning comes from some other beginning's end... February 19 n° 156Voglio parlare di promesse. Uso il plurale perché mi sembra di dare loro meno valore piuttosto che adoperando il singolare: lì mi viene in mente roba forte, cose eterne, segreti da confidare. Parlo di promesse, delle più varie, soprattutto di quelle fatte tacitamente, che sono poi le più difficili da portare a termine. Non credo più a quelle gridate poiché ho lunga esperienza circa il loro essere disattese (nonostante la loro rumorosa premessa), ho sempre maggior dimestichezza a farmi scivolare addosso quelle emesse da persone poco credibili che magari non si rendono nemmeno conto di quanto potrebbe loro giovare (ai miei occhi) starsene zitte e non millantare azioni, parole, supporto o attenzioni che, per svariate e non sempre insindacabili motivazioni, non sono capaci di donare. Parlo di dono, lo faccio spesso, perché ci credo e lo ritengo una pratica dal duplice vantaggio: non si parte con la premessa di essere ricambiati, non si lascia la porta aperta alle disillusioni connesse all'attesa del gesto altrui. Detta così la cosa apparirebbe triste e senza utilità, so benissimo che non è allettante. La pura gioia dell'aprirsi, del non usare chi ci è intorno... talmente insicuro il confine che potrebbe nascondersi una buona dose di egoismo pure nel cercare di non essere ricambiati a tutti i costi. La mia ricerca, seppur lenta e senza frutti per lunghi periodi, non smette di essere attiva: mi piacerebbe trovare la stessa dedizione e la stessa libertà d'azione che metto in atto io quotidianamente. A volte capita, mi capita: ed è una bella sensazione. Le promesse le lascio a chi ha poca voglia di impegnarsi e poco rispetto dell'intelligenza altrui. Mia madre mi ripeteva da piccolina i tre verbi per indicare le persone svogliate (che non sopportavo allora, come non sopporto adesso): dirò, vedrò, farò... February 16 n° 155 Poche cose hanno avuto la capacità di farmi ridere tanto! Ecco perché debbo fare un elogio a mio fratello e a questa sua avventura. Rimasto a secco in una zona piuttosto brutta di Roma, di notte, chiude l'auto e si incammina per cercare un distributore di benzina. Scorge un automobilista e gli fa un cenno: costui si ferma ed è gentile nell'accompagnarlo a destinazione. In più si scoprono entrambi napoletani, e il simpatico uomo lo riaccompagna pure nel posto dove aveva parcheggiato.Unica nota stonata resta la sua accompagnatrice che si lamenta continuamente dell'inconveniente e del tempo perduto a causa di mio fratello. Poco male, lui la saluta con educazione e la ringrazia, almeno fino a quando non riceve (non richiesto!) il suo biglietto da visita sul quale campeggia, oltre al nome, una inquietante professione:Tanatoesteta. Due secondi di sconcerto e mio fratello comprende... Si allontana, turbato dal saluto/augurio della donna: "Tienilo, può sempre servirti!" February 07 n° 153 Mi viene in mente quella pratica dei giornalisti tanto in voga: l'uso di tenere sempre pronti i famosi "coccodrilli", in cui si celebrano le imprese, più o meno note, di personaggi più o meno amati...(defunti o sul punto di esserlo) Però, dev'essere un'ottima idea: scribacchi due righe di convenienza, fai qualche citazione poco originale, una foto e via! Oppure: monti un servizio fatto come quei puzzle per bimbi di quattro pezzi grandi (che stancano persino a tre anni!) e lo infarcisci di frasi ad effetto... Perché ci pensavo? Forse perché mi è venuta l'idea di racchiudere in poche parole le definizioni ed i comportamenti dei malcapitati che hanno a che fare con me: mi sa che mi serve meno spazio rispetto a quello necessario per un trafiletto di giornale! Come si può essere sempre così ripetitivi? Devo essere io a sbagliare qualcosa, ora me ne rendo conto, oppure va di moda la tortura dell'identico ad oltranza... Ma dico basta persino a scriverne! Mi dà ancora più fastidio e nemmeno risolvo il senso di malessere che rischia di provocarmi ben più che notti insonni. Maiuscolo, minuscolo, sottovoce o urlato: un grido è sempre un grido. January 10 n° 152 Quando mi sveglio con una cosa in mente è difficile che non ci pensi poi fino a sera. È capitato anche con il titolo di un film che ho visto e commentato con una persona circa due anni fa, si tratta di LOST IN TRANSLATION, che poi in italiano è diventato "L'amore tradotto". A me è risuonato in testa il senso puro delle parole e non sono riuscita a liberarmene ancora adesso, che di ore ne sono passate tante. Cosa ho perso nella traduzione? Quanto avrebbe potuto essermi utile? Quel richiudere me stessa e fare finta di nulla è un brutto sintomo, il gesto spontaneo che più mi spaventa perché so che da lì parte TUTTO... Sono delusa dai fili che si spezzano, da quelli che ho spezzato io; odio le attese che non portano risultati, mi logora la ripetizione e vorrei un solo gesto originale, una sedia tirata in uno specchio che lo mandasse in frantumi. Non starei lì a contarli, magari spazzerei velocemente tutto il pavimento e scoprirei quanto mi piace una parete vuota e liscia. |
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