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Soggetto nomadePensieri in libertà
July 05 n° 165 Sono con la testa fumante, c'è un caldo asfissiante e non riuscivo proprio a dormire oltre, così, eccomi qui ad imbrattare una nuova pagina di blog. Cosa mi dava tanta agitazione? Una semplicissima idea: la paura viene dal noto o dall'ignoto? Se mi glorio di poter prevedere con una certa sicurezza degli atteggiamenti da parte di chi mi è intorno, capisco che sono queste stesse "sicurezze" a farmi poi dannare! Come faccio a spiegarlo per bene? Ho più volte scritto sulla assoluta preziosità delle sorprese, delle novità e degli strappi alle regole. Tuttavia, come ogni essere umano, anelo anche io alla trasparenza, alla calma e alla profondità che solo un'ottima conoscenza può portare con sé... Dunque? Sapere in anticipo, per un facile meccanismo di trasposizione ed osservazione, che se Tizio mi dice:" Ti chiamo domani" e Caio stragiura che non farà più una determinata cosa, c'è da stare sicura che faranno esattamente il contrario, nulla toglie al fatto che sono comunque avvenimenti sui quali io continuerò ad investire in aspettative "dannose". Proprio non vale (per me) il detto repetita iuvant? Questa mia infinita predisposizione a vedere miglioramenti e delicatezze mi trascina fino all'irrigidimento di alcune azioni in stile militaresco che mi impongo per poter vivere bene o, almeno, provarci. Privarmi di aggiornamenti su persone a cui, in un modo o nell'altro, tengo, resta la migliore tortura che mi autoinfliggo e la cura che mi consigliano in tanti. Come terapia risulta essere traumatica per i primi tempi, ma devo ammettere che dà i suoi frutti alla lunga.E qui entrano in gioco l'imprevedibilità e l'abbassamento della guardia a minare quella parvenza di stabilità che mi ero costruita... Una parola, un gesto, un'affermazione, fatta magari con spavalderia, hanno la spiacevole conseguenza di portare a galla nuovamente la paura, le paure (che mi vergogno pure ad elencare) e mi sento, nuovamente ed inesorabilmente, votata alla chiusura e pronta a ricominciare la mia corsa solitaria. June 27 n° 164 Non mi chiedo il perché ma in questi giorni non riesco a non ascoltare questa canzone di un cantante che amo da anni e che mi fa sempre impazzire... Lontano dal tuo sole - Neffa Sono pronto per rialzarmi ancora,è il momento che aspettavo e ora, nonostante questo cielo sembri chiuso su di me nessuno mi vede nessuno mi sente, ma non per questo io non rido più. Io sono qui in un mondo che ormai gira intorno a vuoto lontano dal tuo sole e piove ma io qualche cosa farò per sentire ancora tutto il calore che ora non ho e avere un po' di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho, una direzione giusta che ora non ho che ora non ho. Sulla strada troppe stelle spente la tua mano ora servirebbe troppa gente alza il dito e poi lo punta su di me. Nessuno mi crede davvero innocente, ma non per questo io non vivo più. Io sono qui in un mondo che ormai gira intorno a vuoto lontano dal tuo sole e piove ma io qualche cosa farò per sentire ancora tutto il calore che ora non ho e avere un po' di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho una direzione giusta che ora non ho (x 3) E avere un po' di pace che ora non ho e luce nei miei occhi che ora non ho una direzione giusta che ora non ho (x 3)
June 11 n° 163 "Quando qualcuno dice questo lo so fare anch'io vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima". B. Munari Questa citazione di un artista futurista mi ha molto intrigata per la sua essenzialità, innanzitutto, e poi perché tocca una delle tematiche di fondo che mi interessano di più: l'originalità. Non che mi piaccia esser stravagante o che pretenda gli sguardi addosso per ogni cosa che faccio, per quel che dico o penso. Tuttavia, se non sento una cosa, un gesto, una situazione come pienamente mie (e non comuni o banali) mi do letteralmente (o almeno mentalmente) alla fuga. Sembro tormentata, quasi incontentabile. Appaio distante ed incapace di vivere l'attimo. In realtà, io quell'attimo desidero viverlo e farlo mio senza essere turbata da cattivi pensieri e non mi basta la buona volontà, ci vuole la giusta collaborazione. Trovarla!!! I famosi elefanti in un negozio di cristalli che tanto mi facevano ridere da piccola adesso li leggo sotto un'ottica più dolente ed esistenzialista. Merito o colpa di questo sciame di piccoli avvenimenti che mi porto dietro e dentro. I cinque sensi, il sesto senso, la testa, il cuore e chi più ne ha, più ne metta... A volte vorrei sciogliermi da certi nodi e riconoscermi nel cambiamento senza colpevolizzarmi. Invece continuo a cancellare frasi invece che chiudere porte! May 20 n° 162 Solo poche parole per dire un grazie ai politici (o aspiranti tali!!) per il loro impegno(?). Io sono seriamente colpita, forse non sarò l'unica. Proprio per questo debbo ringraziarli perché in questo feroce clima pre-elettorale trovano il modo di farmi sbellicare dalle risate! Come? Coi loro faccioni bloccati in improbabili pose... E mi sorge un doveroso corollario: chi fa di mestiere il fotografo, assume sostanze stupefacenti prima di scattare queste foto? Getta alle ortiche la prospettiva, il gioco delle luci, il BUON SENSO? Ne ho vista una che ritraeva un uomo immortalato con la faccia tra le felci di casa... Cosa vorrà dire? Che è un ambientalista? Che se perdesse si rifuggerebbe nella giungla? Sono due settimane che cerco di venire a capo di questo enigma! Un'altra presenta figli "attaccati" sulla testa del padre a mo' di icona religiosa (tipo arcangeli e cherubini dei cori celesti); le donne sono visibilmente più brutte della media e indossano tutte lo stesso tailleur blu (c'era una svendita?). Le mani si stringono, si attorcigliano, si puntano sotto il mento per raggiungere quello stile piacione e rassicurante che, però, ha su di me un effetto opposto... Insomma, comincio a delirare anche io, forse per il gran caldo? April 22 n° 161Cambio di abitudini. Sarà che viaggio sempre sola, in pullman o treno. Sarà che non perdo mai il vizio di osservare le persone intorno. Fatto sta che ho potuto verificare, negli ultimissimi anni, un innegabile cambiamento in chi mi circonda (e non in me, spiegherò il perché!). Un tempo, quando salivo su un mezzo pubblico, era matematico scambiare due chiacchiere con chi ti stava accanto, alle 7 di mattina, come nei miei viaggi notturni: non ho mai smesso di conoscere persone e di ascoltare, di prestare fazzoletti, di offrire caramelle e biscotti. Cosa è cambiato? In apparenza, poco. Le persone continuano, volenti o nolenti, a spostarsi in tram, bus, metro. Quello che mi fa pensare è il silenzio che regna in questi luoghi. Li definisco luoghi di aggregazione perché per me lo sono a pieno titolo. Il silenzio a cui mi riferisco è quello corale, qua e là interrotto dalle suonerie dei cellulari. Eccolo l'oggetto del desiderio! Mai notato l'ansia con cui lo si maneggia? (io lo lascio spessissimo a casa spento!) Pare che tutti siano così schivi e freddi con gli altri e poi non si creino problemi nel fare resoconti dei loro mal di pancia, dei loro litigi e dei loro spostamenti con chi si trova all'altro capo del telefono. Ne scorrono di stralci di vite in quei pochi centimetri di arnese! Se ne sentono di tutti i colori: emozioni formato tascabile e, soprattutto, ben visibili ai presenti. Se in facoltà, agli inizi, ricordo l'invidia che destava l'arrivo di un sms (eri pensato da qualcuno ergo avevi una vita sociale), adesso mi fanno ridere, e a volte tenerezza, certi dialoghi fatti per "dire e non dire". Passino questi ultimi, piuttosto è l'effetto imitazione immediata che mi fa pensare. Tutti, alzi la mano chi non lo fa, guardano fintamente interessati il loro cellulare non appena ne squilla uno: possibile? Un caso di amnesia riguardo la propria suoneria? Decisioni improcastinabili riguardo l'ora esatta in cui buttare la pasta da riferire alla madre ottantenne (che è pur brava col telefono, ma si dimentica di chiamare all'ora prefissata)? Non so cosa dire: se non che a me sembra l'altra faccia della solitudine ed una sorta di "pinza" con cui avviare rapporti sociali non compromettenti. Piccola postilla: le cuffie, gli auricolari e simili. Che grande invenzione! Basta assumere quella espressione "sono stanco, non avvicinatevi, ho avuto una giornata orrenda" e le indossi: il gioco è fatto! A parte che non ti si avvicinerà nessuno, tutt'al più ci sarà il temerario che, invece di sbirciare il tuo quotidiano, farà esercizi di attenzione per capire cosa ascolti in quel momento... Che delusione! Hai pure cattivi gusti musicali! Sich! |
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